Emiliano non parla, Gringo!

Avrete senz'altro riconosciuto quest'immagine. Se invece non sapete a cosa mi stia riferendo e non riconoscente il poveraccio che si ritrova la pistola di Bambino su per il naso, inginocchiatevi e cospargetevi il capo di cenere.

Il film è TRINITA', Bud Spencer è Bambino, Terence Hill è, appunto, Trinità ed il malcapitato messicano è EMILIANO, una delle spie di Mescal, nemico dei nostri eroi. E' una figura a suo modo strepitosa e questa scena è forse una delle migliori del film.

Spero sappiate perchè.
"Emiliano non parla, Gringo!"
"Emiliano dice tutto, Gringo!"


Quel che segue non c'entra un cazzo con questa premessa, ma non potevo certo non farla.


Si tratta semplicemente di un aneddoto calcistico.
Qualche anno fa disputai una partita di calcio in un paese del Frignano. La compagine avversaria era prevalentemente composta da ragazzi meridionali e stranieri, ragazzi giovani, molto più giovani di noi. Erano mingherlini e correvano come lepri. Tra loro parlavano in arabo e in napoletano, adattandosi però alle istruzioni del Mister, rigorosamente in stretto dialetto montanaro, urlato con voce sguaiata ad ogni minimo errore.
Il loro capitano, il numero 4, era l'unico frignanese doc, si chiamava EMILIANO.
Del resto, Nomina sunt omina.

Emiliano era il più vecchio della squadra nonché il più esperto; giocava in mezzo al campo, abbinando parecchie legnate a poche ma lucide geometrie. Guidava un'accozzaglia di teste calde dai piedi nemmeno così buoni e a sua volta seguiva le direttive impartite dal Mister, un folkloristico "nanetto" cinquantenne, dagli occhi azzurri spiritati, dalla lunga barba bianca e con un berretto di lana nera appena calato sul capo. La giacca, una di quelle improponibili giubbe omaggiate da ogni società sportiva che si rispetti o meno, era rigorosamente aperta, per permettergli di gesticolare, di far seguire alle parole gli irrequieti e spasmodici movimenti delle braccia e delle mani, rivolti all'arbitro, ai suoi giovani rampolli, ma soprattutto al disgraziato Emiliano cui era riservato un trattamento del tutto particolare.

Emiliano era il suo bersaglio prescelto.
Se il Mister era la testa della squadra, Emiliano doveva esserne il braccio.
Il Mister comunicava, anzi, sbraitava a Emiliano le indicazioni, assicurandosi di accompagnarle con qualche madonna, e pretendeva che queste venissero eguite alla lettera, in ogni suo dettaglio, da ogni componente della squadra, altrimenti a pagarne le conseguenze sarebbe stato solo uno, sarebbe stato Emiliano.

La colpa era sua. Sempre. Dalla panchina si sentivano volare degli:"EMILIANOOOOOOOOOOO!!!" indipendentemente che fosse stato lui a sbagliare o che fosse coinvolto nell'azione incriminata, che la propria squadra avesse segnato o avesse subito un gol.

"EMILIAAAAAAAAANO!!!", delle urla feroci, belluine.

Emiliano interveniva sugli avversari in modo duro ma leale:"Emiliano! Vuoi farti ammonire?"
Emiliano interveniva sugli avversari in modo morbido e poco convinto, più per disturbo tattico che altro:"Emiliano! Mettici quella cazzo di gamba, no?".
Emiliano giocava di prima:"Emiliano! Porta la palla, no? Portala tu, cazzo!"
Emiliano portava palla:"Passala! Passa quella cazzo di palla, dai!"
Emiliano subiva fallo dopo aver portato palla:"Ti sta bene! Hanno fatto bene a picchiarti, così la passi prima, semo!"
Emiliano discuteva con l'arbitro che non aveva fischiato un fallo subito dai suoi:"Emiliano! Sta zitto, cazzo!"
Emiliano non discuteva con l'arbitro dopo un fallo subito da uno dei suoi:"Emiliano! Non dici niente? Sei tu o sono io il capitano?"

Emiliano non parla, Gringo.
Emiliano non rispondeva al proprio Mister, incassava colpo su colpo, e continuava a guidare una squadra senza qualità verso una brutta sconfitta per 3 reti a 1. Addirittura l'arbitro, snervato dalle urla rivolte al povero Emiliano, era arrivato ad intimare all'inquieto Mister di smorzare la rabbia e limitarsi a richiamarlo senza imbandire spettacoli caotici e grotteschi.

A fine partita mi sono diretto verso gli spogliatoi e ho incrociato il barbuto Mister avversario. Ha stretto la mano a me e ai miei compagni, dicendoci:"Brév ragas, iv zughé bein... Ma anche noi abbiamo giocato bene, a parte Emiliano..."

Emiliano, a mio parere, in quella squadra sgangherata di giovani con poche idee e confuse, era stato nettamente il migliore in campo, contribuendo a limitare i danni e tenendo su la baracca con calma e organizzazione.

Emiliano stava dirigendosi mesto verso gli spogliatoi e questa, per come la so io, è la fine della sua triste storia.

Emiliano non parla, Gringo.

6 commenti:

Nicolò Gianelli ha detto...

Zeman, la vita ci riserva metafore importanti. Bravo Emiliano.

Fonzo ha detto...

Rileggo con somma gioia questo aneddoto raccontatomi da Zeman subito dopo l'accaduto, che dire, FORZA EMILIANO non mollare

Zuzù ha detto...

Sì,ragassi.
Emiliano uno di noi.

Anonimo ha detto...

Buon Natale....EMILIANO!!

fly ha detto...

ma la figura di emiliano nn assomiglia molto a quella del gladiatore???

Zuzù ha detto...

Ma la figura di Emiliano non assomiglia molto a quella di Simone a lavoro?

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