Buon viaggio, Valeriano!

Da bambino ho sempre viaggiato pochissimo. 
Maranello-Riccione e Riccione-Maranello erano le uniche tratte percorse dalle macchine guidate da mio padre, e ciò mi forniva una percezione distorta dell'idea di viaggio, perché quando l'unica cosa che vedi sono pianure a perdita di occhio (e a deriva di cielo) finché non incontri quella merda che i romagnoli chiamano mare, non puoi dire che girare ti piaccia. 
Questo finché non sono iniziati i campeggi estivi con la Parrocchia, e allora i percorsi sono aumentati di chilometraggio: viaggi fino in Trentino, in Valle d'Aosta, nell'alta Lombardia; un altro mondo, un'altra idea. Rimanevo incantato dai paesaggi tutti intorno, anche al solo passaggio, dalla sola contemplazione dal finestrino. Mi ripromettevo sempre che, una volta patentato e con abbastanza soldi in bisaccia, benzina e salvacondotti vari, avrei viaggiato quanto più possibile.
Per anni poi ho girato per il Milan o per il lavoro, e questo sì, mi è piaciuto, ma mi ha altresì impedito di fermarmi e smarrirmi, e per il resto non ho mai avuto le occasioni e la possibilità di esplorare come solo ultimamente ho cominciato a fare.


Un mio amico recentemente mi ha chiesto:"Ma adesso ogni volta che c'è un ponte vai via?"
E cosa devo fare?
La spola tra la home e il profilo di Facebook?
Sbronzarmi al bar come faccio già con regolarità?
Scrivere?
Prendo e parto, dove si arriva, si arriva.
Non so se sia leggenda o verità, ma ho sempre sentito dire che Giulio Verne non si sia mosso dalla sua scrivania, eppure ha descritto in maniera meravigliosa e dettagliata ogni nazione, paese e vicolo di strada che compaiono nei suoi racconti di fantasia. Ho sempre pensato fosse stato un fenomeno nel riuscirci, poi mi son dovuto ricredere. 
Potremmo fare come lui anche oggi, basterebbe consultare un atlante, quattro o cinque voci di wikipedia, uno o due libri di geografia (meglio se vecchi e antiquati, perché molto più esaustivi e particolareggiati) e il gioco sarebbe fatto. Mancherebbe però quel quid che mi ha fatto ricredere del vecchio idolo di Emmett Brown, ossia il "visto e il vissuto" di ogni paese. 
Non c'è nulla di autentico e fedele nel raccontare o nel parlare di un paese senza averne toccato la terra, respirato l'aria, preso la pioggia, bevuto il vino, o parlato con la gente nella loro lingua, con il loro accento o nel loro dialetto. Sono queste cose che danno profondità, che ti permettono un raffronto (letterale) terra-terra, che ti consentono di dire con sicurezza di aver viaggiato e di sentirti stranamente più maturo, più esperto, come se non avessi messo dietro la schiena solamente dei chilometri, ma come se avessi messo degli anni in più senza aver mandato avanti il calendario.

Quando in quinta Liceo andammo a Vienna in gita, la cosa che mi colpì maggiormente fu parlare con alcuni clienti austriaci nella birreria sotto all'albergo; invece del Museo della Principessa Sissi non ricordo proprio un cazzo, e son contento che sia andata così. 
La prima volta che visitai il Chianti, rimasi incantato dal suo simbolo, "Il Gallo nero" e dalla sua storia. Un conto però è leggerla su wikipedia, un altro è trovarsi ad una dozzina di chilometri dalle mura di Siena proprio mentre la si sta leggendo per la prima volta.
Tutti sanno cos'è la Sindrome di Stendhal, ma in quanti l'hanno provata? Quando davanti ad immensa bellezza artistica i sentimenti ti sopraffanno? Ecco, a me è successo nell'affacciarmi su Piazza del Campo.
È mettere naso (come dicono dalle parti di Savona), nel bene o nel male, l'unico sistema per far esperienza della cultura di quella regione, di quella nazione o di quel popolo. Sì, perché basta varcare un confine, scollinare un passo, veder i colori attorno, che tutto -senza tanto né quanto- è improvvisamente cambiato.

Di ritorno dall'ultimo viaggio, sono rimasto colpito da un mucchio di cose.
A dire il vero è così tutte le volte, ma questo giro, complice il fatto di essere andati, per volontà o necessità, a casaccio, quello che mi è rimasto in testa è stato molto, molto più di tutti gli altri viaggi.
La disorganizzazione è la miglior organizzazione: nessuna promessa fatta, nessuna da mantenere. Aspettative alte, orari elastici ed elevati spazi di improvvisazione. Un successo sicuro.

Una coppia di amici ci ha raccontato che alla domanda di un parente dei due:"Dove andrete?", loro hanno risposto:"A casaccio". Il ragazzo, non proprio un premio Nobel, ha replicato loro:"Ne ho sentito parlare. Esattamente dov'è, però, questo Casaccio?"
Non è facile rispondere a questa domanda, ma di sicuro Casaccio è molto grande e molto interessante e il titolo di questo post deriva proprio da uno di questi giri a casaccio.
Nel perderci tra Langhe, Costa Azzurra, Riviera di Ponente e Cinque Terre ci ha fatto ridere scorgere sul navigatore satellitare il nome di due paesi vicino ai quali stavano transitando, che si chiamavano, appunto, BUONVIAGGIO e VALERIANO.


Langhe 


- L'intramontabile fascino degli Autogrill, l'ulteriore dimostrazione che il concetto di fast-food in Italia è del tutto relativo E per fortuna che è così. 
- L'irrefrenabile voglia di lanciare fuori dal finestrino l'ultimo album degli Afterhours, neanche utile da farci lo spessore per un tavolo che balla.  
- Il chiodo che ci ha attaccato l'edicolante di Alba, alla faccia di chi pensa che solo gli emiliani siano estroversi. Mezzora di parole quando noi volevamo solo una cartina delle Langhe. Così contento di averci incontrato, l'edicolante ce ne ha data una a grandezza naturale. Stefano, perché è così che si chiama, ci ha pure raccontato che viene spesso dalle parti di Modena, che non capisce la differenza tra Bassa e Alta, e che è stato "Su un Appennino". Dopo aver cercato di interpretare le sue parole gli abbiamo chiesto se fosse la Pietra di Bismantova; era quella. Se mai dovessi leggermi, tanti cari saluti!
- Il simbolo di una banca langarola: un grappolo d'uva. Di un istituto bancario così dovremmo fidarci tutti.


- Il meraviglioso Castello di Grinzane Cavour e il nome del Bar in front of: CONNUBIO. Come ricordarsi -quasi fosse un flashback- di averlo studiato al Liceo, di aver letto questa parola in un tempo lontano lontano, di non averla mai più letta o sentita da nessuna parte, per poi scoprire che dà il nome ad un caffè di paese. Questo è quel che ne rimane.
- La casa degli Aristogatti a Diano d'Alba.
- Ogni borgo delle Langhe è appiccicato all'altro.
- Gli aperitivi da trenta euro nella terra del Barolo, ma cazzo se ne è valsa la pena. Capisci quando Fenoglio scriveva:"Rincasare da In Festa con una sbronza fine".
- Le colline invase dai vigneti.
- La tranquillità, questa sconosciuta, per chi viene dall'Emilia Paranoica, una terra bella solo quando è Giovanni Lindo Ferretti a cantarne.


Traversata delle Alpi Marittime
Da La Morra, adorabile paesello delle Langhe dovevamo scendere in Liguria. Ci siam presi un giorno decidendo di arrivarci alla va là che va bene.

- Gli ecomostri appoggiati a fianco di strutture sabaude una volta bellissime e ora lasciate andare.
- I quattordicimila ponti sul fiume Tanaro.
- La funicolare di Mondovì che ti trasporta da un'altezza di 150 metri s.l.m. ad una di 151 metri s.l.m. al modico prezzo di € 1,10 cad viaggio. 


- Gli altissimi viadotti autostradali che dalle Langhe ti precipitano direttamente nella Riviera di Ponente e il conseguente imparare che proprio sulla Torino-Savona si suicidò uno dei rampolli Agnelli.
- La totale assenza di distributori di metano o l'arrivarci proprio quando l'unico trovato è chiuso. È stato in quel momento che ho ripensato alla volta in cui il metanista mi voleva vendere l'atlante del metano in Italia.

- Le focacce stracolme di stracchino e gorgonzola, qualcosa come settemila calorie ogni morso.       - Tutti i giardini chiamati "Belvedere" dai quali non si vede proprio niente di bello, nemmeno per sbaglio


- I cartelli con scritto: ATTENZIONE CADUTA NEVE. Sì, in Inverno può succedere.
- La visita ad Alassio senza averne visitato niente di particolare, né il muretto né il quartiere inglese. Non era facile, ma noi abbiam puntato su un bar del Budello e abbiam preso una birra. 
- Lo schifoso lungomare ligure.
- L'isola della tartaruga.


Costa Azzurra
Non sono mai stato così contento d'essere italiano e ho dato pienamente ragione a Tirzan. Se Fiorano è uno sbaglio tra Maranello e Sassuolo, la Francia è uno sbaglio tra l'Italia e il resto del mondo.
Unica cosa positiva: le ragazze in topless sulla spiaggia di Cannes. Una qualche mademoiselle aveva delle tette così rifatte che sfidavano apertamente la legge di gravità, dal basamento alla punta. 


- Le autostrade francesi: percorsi di velocità i cui cartelli di uscita sono disposti a circa un metro prima degli svincoli.
- I casellanti francesi o, per meglio dire, i cambiamonete umani. Sì, perché forse non tutti sanno che non esistono i biglietti in Francia, esistono dei caselli al cui interno ci sono dei cestelli dove buttare euro in moneta. Nel caso tu non abbia monete o le abbia finite, non c'è nessun cambiamonete automatico (come sarebbe presumibile ci fosse in un qualsiasi altro paese civile, civilizzato ed uscito indenne dalla Guerra Fredda), ma devi suonare un pulsante d'aiuto e confidare nell'intervento del casellante di turno, ossia un omino che gira con sacchi trasparenti di monete per poter cambiare le banconote. Nel frattempo hai dietro alla macchina una fila interminabile di francesi figli di puttana che suonano per farti dispetto, perché escludo il fatto che non sappiano cosa stia succedendo. Un popolo di selvaggi. Siamo nel 2012 e in Francia funziona così. Non capisco perché Hitler e Mussolini volessero invadere questa terra di scemidimerda e non la lasciassero nel suo brodo. Dei barbari.
- Il pranzo a Cannes a base di focaccia comprata in Liguria: andate a cagare voi, le vostre rane e le vostre lumache, selvaggi.Tra l'altro divorata a velocità luce causa il nervoso accumulato nelle strade di quella città del cazzo.
- I cartelli verdi che chiamano le strade statali e quelli blu che chiamano le autostrade: come fare le cose al contrario.
- I cartelli che indicano i paesi ma non dicono a quanti chilometri di distanza si trovano.
- I semafori. Ditemi voi a cosa serve quello piccolino se non a consumare elettricità.


- La benzina verde che costa € 1,60 al litro. Pochissimo, no? Ecco, peccato che abbia pochi ottani e ogni volta che metti la prima la macchina strappa fino a che non sgasi come un terrone in piazza. Oltretutto è geniale il sistema di rifornimento: da terzo mondo. Non è come in Italia che si seleziona l'importo e quindi si pompa benzina nel serbatoio. Lì prima ti rifornisci, quindi molli il grilletto e quel che è paghi: se sono € 20,03 vai dentro e gli dai anche i 3 eurocent. Io una cosa così penso che non esista nemmeno in Mozambico.
- Le Winston Blu a € 5,70.
- I semafori dentro le gallerie: complimenti vivissimi, uccideteci tutti.
- L'ascensore di Montecarlo.
- Il distributore di defibrillatori. 




















Riviera di Ponente 
Avevamo base in un B&B a Gorra, una frazioncina di Finale Ligure. Non si tratta di un borgo rinomato o chissà cosa, è un paesello sulla strada che va da Finale a Calizzano (la Svizzera della Liguria), non ha nulla di particolare se non che la mia famiglia conserva con gente del posto un'amicizia che dura da settant'anni, che va avanti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, dal 8 Settembre del 1943, ma roba che solamente a trent'anni suonati mi sono accorto di cosa voglia dire "tramandare qualcosa di generazione in generazione".

- La sbronza a Finalborgo, veramente uno dei paesi più belli d'Italia.
- Sciao Finalborgo!


- Volevo venire a fare una mostra di cani a Pavullo, ma me lo hanno sconsigliato. Mi hanno detto:"Non andare a Pavullo, quelli ubriacano anche i cani!" Detto da un allevatore di cani. È bello quando in giro per l'Italia sanno di uno dei paesi a te cari perché è terra di sbronzoni.
- Fare aperitivo con una coppia di anziani i quali mi hanno costretto a prendere l'impegno di imparare a ballare e di fare una Crociera Costa, dicendo che ogni giorno c'è un foglio con sopra il programma. Hanno detto che questo opuscolo si chiama "TODAI". Ci ho messo un po' a capire che era "TODAY".
- Marcelo Bielsa, allenatore dell'Athletic di Bilbao, ha detto che non ci si può mai rallegrare quando la fortuna è dalla propria parte, perché, prima o poi, di sicuro Dio ti manda la fattura. Vero, in tutto questo tripudio di bellezza e di divertimento mi sono rotto un dente e ho scheggiato l'obiettivo della macchina fotografica. 
- Rendersi conto che i luoghi comuni sono odiosi. La Costa Azzurra è stupenda e i liguri sono schivi. È il contrario o, per lo meno per me è stato così.


- Due Spritz a € 6,00 a Borgio Verezzi, uno dei più bei balconi della Liguria. Sticazzi. E questo mentre nel tavolo a fianco alcuni pseudointelletuali stranieri parlano un po' in inglese, un po' in italiano e un po' in francese dell'industria militare tedesco e del tasso di fertilità dell'Irlanda, insomma, i classici argomenti leggeri da aperitivo in Liguria.

  
Portofino, Portovenere e ritorno dalla Cisa
Ritorno a casa e sosta in queste due perle.

- L'uomo che parlava con i piccioni spiegando che in quel momento erano poco socievoli perché la mattina stessa avevano sentito scoppiare dei mortaretti. E come dargli torto?
- Quattro focacce: € 12,00.
- Trovare il poster del Milan Campione d'Europa nel 2007 in un bar di Portovenere. 
- Portovenere è bella anche se piove, non è come Sassuolo.


- Virgin Radio è una delle stazioni radiofoniche più sopravvalutate della storia, specie quando c'è il momento "translation". Unico pezzo bello trasmesso: ANARCHY IN THE UK, che però è cominciato quando sono entrato in galleria ed è finito quando ne sono uscito. Punk se non è dead poco ci manca.
- Dimenticarsi della forza di inerzia provocata dalle rotonde di casa nostra, tornare nel proprio paese e vedere scivolare giù dal seggiolino tutto: occhiali, sigarette, cd, telefono. Ma vaffanculo.
- Essere così rincoglioniti da pensare di aver telefonato ad un amico e accorgersi che si ha telefonato al cellulare del papà. L'Hangover del ritorno.

Bello rivedere la pedemontana, Sassuolo-Fiorano-Maranello-Pavullo.
Bello tornare a lavorare.
Lacio drom a tutti e buon viaggio, caro Valeriano.


Paesi e città visti e visitati.
Day one: Alba, La Morra, Barolo, Diano d'Alba, Grinzane Cavour, Sinio.
Day two: Mondovì, Vicoforte, Alassio, Gorra, Finalborgo.
Day three: Cannes, Nizza, Eze, Montecarlo, Finalborgo.
Day four: Castel San Giovanni, Chiesa dei Cinque Campanili, Castel Gavone, Finalborgo, Gorra.
Day five: Portofino, Portovenere, casa.


tVoppo odio

Per otto ore tutti i giorni di lavoro ho a che fare con una divertentissima persona che passa il suo tempo ad inveire contro tutto e tutti.
Volendole fare uno scherzo per quando andrà in pensione, mi son messo a raccogliere le sue esternazioni giornaliere tipiche, così da regalarle una specie di compendio di Lei, una volta che abbandonerà il mondo del lavoro. 
S'esprime molto bene nell'arco di un mese, ma anche in un solo giorno è possibile racimolare un buon campione di ogni suo sentimento di odio, astio, incazzatura, polemica che non dimentica di manifestare praticamente di continuo.
Non devo essere frainteso, non sono qui a prenderla per il culo. È una persona fantastica che mi ha insegnato molto ed è sempre cara e generosa con me. Insomma: se non ci fosse andrebbe inventata. Ha solo che ogni tre per due sclera!

Aperta parentesi: le frasi vanno lette esattamente in quest'ordine. Lo so che non c'è alcuna logica tra l'una e l'altra: è proprio questo il suo bello!



Ho freddo.
I fagolosi fanno schifo.
Per dieci giorni ci sarà una folata di freddo: sicuramente nel ponte becco brutto.
Ne avrei da dire, eh, se ne avrei...
Z:"Guarda che bella giornata!" Eh, ma prima era meglio: non c'era neanche una nuvola, ora ce ne sono tre.
Sono demoralizzata.
Non si possono dire le cose solo quando si ha un tornaconto personale!
Mentre tornava a casa da Spilamberto, mio figlio ha visto una stella cometa di fianco alla macchina. Pensa che una volta è successo anche a me.
Stanno rompendo i coglioni, sono dei cafoni!
Adesso in giro ci sono i ragni mortali.

Io non vado più a votare!
Ma che casino, ma veramente! Ma mè a n'al sò menga.
Anche i sindacati devono andare a cagare, fan solo del casino.
Io sono la regina della sfiga.
Se la gente non fa i corsi di aggiornamento poi il risultato è questo.
Mentre venivo a lavorare avevo davanti a me un camioncino che faceva i 20 km/h.
Ci dicono delle cose, poi ce ne dicono altre, ci fanno impazzire.
Oggi c'è stato un uragano, un morto e un terremoto, ci mancava solo che la Banca mi cambiasse l'IBAN.
Bisogna fare piazza pulita!
Ho caldo.

Ma quella macchina che clacson ha? Non si può.
Se m'avessero detto tutto, sarei stata più tranquilla, invece niente.
E c'è da ridere?Bisogna stare all'occhio!
I vecchi devono andare in pensione, sono peggio dei meridionali.
Io su un elicottero non ci andrei mai.
Che due coglioni, ragazzi!
Quelli di Roma poi.... io gli faccio un culo così.
È anche finita la cartuccia. Cartuccia in esaurimento... sono io che sono in esaurimento, ve'!
Il gestionale non mi dà nessun dato, che due maroni!
Io sono terrorizzata.

Finirà poi anche, la sfiga.
Ti dico quello che penso: non mi fido di nessuno.
Stanotte ti ho sognato. 
Io poi vedi mi accontento.
Eh, ma quando mi simulano il terremoto nel camper io ho paura!
Dovresti fare un videogioco sui parlamentari.
“È in ufficio, non è raggiungibile”, che palle.
Che stress, ‘sto qua che ha bisogno è anche del sud.

Sono in crisi. Voglio andare a casa!
3-2-1… Pronto, chi è?
T’ciapéssa gninta…
La fotocopiatrice fa un rumore strano.
Adesso l’ho messa a posto, non lo fa più.
Io ci avevo una mela da mangiare… chissà dov’è?
Son rincitrullita.
Vuoi un pezzo di mela?
Lo sai che fa tanto bene ridere?
Il bello della festa è che la fotocopiatrice mi ha mangiato un’ORIGINALE!
È tutto il giorno che non va, quella fotocopiatrice lì.
C’è gente che viene da Formigine per andare al Made In Red, ma roba da màt.


Sono un indovino io.
Ci sono i grillini in giro!
Il terminale non va.
Io c'ho già fame: non è possibile.
Lo sai che io c'ho freddo? Sento una corrente addosso.... C'è una corrente da paura, io non voglio mica ammalarmi, preferisco venire a lavorare.

Anche nelle banche... Sono nel marasma anche loro. Non è più come una volta, la banca! Con tutti quegli accorpamenti, le fusioni...
M'arriva la corrente anche se le finestre sono chiuse.
Io me la sudo! Io me la sudo fino ad Agosto!
Andassero a fanculo tutti!
Gli bruciassero le mani con le sfioppole alte due centimetri!

Qui bisogna votare i fascisti! Mi sembra tanto semplice a me...




Oltre il danno, la beffa.

È l'inverno di qualche anno fa, comunque è il primo inverno del Botolo, locale sulle colline di San Dalmazio.  È sera e io, Swonziz e un altro amico che chiameremo Il Genio, decidiamo di andarci.
È il "come" decidiamo di andarci che fa ridere.

Nevica di brutto, ma, come avrebbe detto Gervasoni della Televisione Svizzera, "di brutto brutto brutto né", per cui avevo deciso solamente di attraversare la strada e andare a bere qualcosa di caldo a casa di Swonziz.
Vedo che c'è una macchina parcheggiata davanti, quella del Genio.
Penso debba essere matto per aver preso la macchina ed essere uscito, ma chi glie lo ha fatto fare?
Entro e ci mettiamo a fare una partita a chiacchiere.

All'improvviso il Genio salta su e dice:"Ragazzi, usciamo?"
Swonziz, che è sempre stato un fulmine di guerra:"Perchè no? Dove andiamo?"
Io, giusto un pelo più cauto:"Ma dove volete andare? Fuori nevica a bestia!"
Il Genio, fedele al suo soprannome:"Andiamo al Botolo!"
"Certo, al Botolo, perchè non ci ho pensato io? Nevica che Dio la manda e noi andiamo dove sicuramente nevicherà di più, per tornare a casa quando ci saranno le strade ancora più sporche di adesso, e magari il ghiaccio se per caso passano a pulire, smette di nevicare e gela... sì, proprio una bella idea!", dico io.
Swonziz insiste:"Cosa vuoi che sia, Zeman?"
Nota bene: Swonziz non ha la patente, per cui la fa facile.
Sta di fatto che decidiamo di andarci.
Dico l'ultima cosa e poi chiudo, se proprio dobbiamo morire, preferirei farlo in maniera meno stupida possibile:"Va bene, Genio, però prendiamo l'Estense, non andiamo su per la Via Vandelli?"
Dentro di me do per scontato che è facile che la strada statale sia pulita, al contrario della vecchia strada provinciale che magari è sporca e lo rimarrà per almeno una settimana.
Ma il Genio mi risponde quasi seccato:"Con la neve prendiamo la Vandelli, è più facile andare in salita quando c'è la neve, piuttosto che andare per una strada di valle!".
Questa è una teoria che non trova alcun fondamento, ma che convince Swonziz, per cui, essendo in democrazia, 2 contro 1 e io la prendo nel culo.

La macchina del Genio è un'ex-berlina scassata e tenuta alla carlona, che fin da Gorzano inizia a dare segni di insofferenza, ma vabbè.
Iniziamo a scalare la Via Vandelli e con non poca fatica superiamo le prime difficili curve, in mezzo a montagne di neve depositata sulla strada da ore, e sotto l'incessante bufera che arriva dal cielo.

"Vedi, Zeman, stiamo andando su senza problemi?"
E al Genio fa coro Swonziz (che lo ricordo ancora, no ha la patente):"Sì, infatti, cosa vuoi che sia? È un po' di neve..."
Questa neve darebbe da fare anche ad un pilota professionista come Baiso, ma vige ancora la democrazia e Baiso non è contattabile, per continuo a prenderla bellamente in culo.
Continuiamo ad andare, e la macchina, seppur con immensi sforzi, tiene botta.
"Eh, Swonziz, e Zeman che gufava... ahahah!!!", se ne esce il Genio con una fragorosa risata.
"Zeman è sempre pessimista, ci son state delle nevicate più grosse e la gente ha sempre preso la macchina!".
Come no, infatti avevamo fatto fatica pure ad arrivare sol fino a Gorzano, visto il traffico che c'era.

Inizio a pensare che i geni in macchina siano due...


Arriviamo alla Cresta del Gallo, la parte più ripida di tutta la salita che da Torre Maina porta a Puianello, il Genio riconosce la difficoltà:"Se riusciamo a superare questo pezzo, è fatta."
Il fato però vuole che la macchina si pianti proprio lì, alla Cresta del Gallo, e nel Genio cresce la paura di non farcela. 
Swonziz, che si è dimostrato ottimista fin dalla partenza, non può uscire dal ruolo, e continua a ripetere che non c'è nessun problema. Swonziz, lo so, repetita iuvant sed scocciant, non ha la patente, quindi non capisco proprio da cosa gli derivi questa cognizione di certezza e di trionfo.
Il Genio ferma la macchina in un qualche modo e ci chiede di scendere per aiutare a spingere la macchina (verso dove però non si capisce bene...). 
La tempesta è così forte che non si vede nulla, né a destra né a sinistra, si sentono solo delle forti folate di neve che arrivano da tutte le parti e sinceramente credo che ora come ora sia anche solo difficile orientare la macchina in una direzione basta sia.
Provo un irrefrenabile voglia di mandare tutti a fanculo con un bel:"Ve lo avevo detto", ma mi trattengo, perché a questo punto l'unica è andare a casa (nella migliore delle ipotesi), o arrivare da qualsiasi altra parte.

Riusciamo a girare la macchina verso la discesa, tra immani sforzi miei e di Swonziz, perché il Genio, il grande pilota, il grande stratega della guida in caso di neve, è salito a bordo e non ha più dato adito alla sua formidabile abilità di Sherpa motorizzato e se ne è lavato le mani.
Torniamo verso casa. Il Genio e Swonziz non dicono nulla se non:"Cazzo, c'è davvero tanta neve...", ma nessuna scusa o nessun:"Avevi ragione, Zeman...", che conta poco, ma almeno ho la consapevolezza di non aver detto delle cazzate.
Poco dopo arriviamo a Torre Maina e il Genio, non smentendosi:"Andiamo per l'Estense!" dimenticandosi di mettere come sottotitolo che è la stessa cosa che avevo proposto io all'inizio della fola.  E naturalmente Swonziz che non ha la patente aggiudica la scelta:"Sì, per l'Estense ce la facciamo!"
Dopo un po' arriviamo al Botolo.

Ovviamente il locale è chiuso.
Oltre il danno, la beffa.

DIE BERTA, DIE: i pagelloni

DIE BERTA, DIE
(il Berta, il)


 È compito arduo prendersi l'impegno di stilare pagelle, e questo per alcuni motivi.
Innanzitutto perché nel nostro mazzo di carte c'erano solo assi, e la differenza nel dare un giudizio ad ognuno di questi è veramente minima. Secondariamente mi devo basare esclusivamente su quello che ho visto in prima persona quando in serate come quella di sabato bisognerebbe avere il dono dell'ubiquità,  stare con tutti e vedere ogni cosa. Ma purtroppo già è difficile rimaner presenti a sé stessi, figurarsi interagire con ciascuno dei propri compagni di festa.
Per cui non assegnerò dei voti, dirò solamente chi è stato il migliore in assoluto, quali sono stati i Top Players, e per tutti gli altri scriverò qualcosa che posso dire di aver condiviso con loro.
Buona lettura!

EL HOMBRE DEL PARTIDO

11.Limardi
Questo probabilmente moltiplica i pani e i pesci, e nemmeno lo sa. Vive il viaggio di andata in sordina perché gravato dal peso di una cagata mundial di cui si libera nella più sfortunata area di sosta del Trentino, poi di sera, come se stesse aspettando l'ispirazione, s'accende improvvisamente e dalla scintilla scaturisce l'incendio. Dopo il duetto improvvisato col musicante di strada, passeggia tra i locali della Kultfabrik neanche fossero i prati sotto casa, e continua a passeggiare per molto, molto tempo ancora... Toccato dalla grazia e da qualche Sant'alcolizzato in paradiso, Herr Professor Limardi riesce a districarsi tra tassisti dalle tariffe esose, turchi impizzati, pakistani sociopatici, tedeschi interdetti da cotanta ignoranza, e biciclette prese in prestito (tutto questo, ricordiamolo, con una carta d'identità scaduta), mettendo in chiaro, come se ce ne fosse ancora bisogno, che il Balotelli di Maranello è lui e che il futuro è roba sua.
Non è colpa nostra se noi siamo solo umani.
Due anni fa io e Santu ci dicemmo che, dopo averlo lasciato in prestito per qualche tempo ad una squadra di provincia, sarebbe stato pronto per una grande: beh, ormai non è più giusto chiamarlo "Nino Maravilla". Lo ha detto Sneijder di Strama, lo ripeto io di Cawa: questo è un fenomeno!
Di tutte le cose che ha detto/fatto, o che hanno detto di lui, la cosa migliore è citare suo padre non appena lo ha visto:"S'et fàt, imbezell?"


TOP PLAYERS

6.Sandro
Invitato da Berta in onore degli anni passati al Liceo, fortemente corteggiato da chi scrive, e lasciato libero dal Tottenham di partecipare all'Addio, guadagna sul campo i gradi di Capitan della compagnia. Di bianco vestito, i suoi abiti passano indenni viaggio d'andata, birrerie, shanck, wurstel, salsicce, club vari, cocktail e viaggio di ritorno. Addosso a chiunque altro di noi, questi capi, nella migliore delle ipotesi, avrebbero avuto tutti i colori della morte fin da Pozza. Impeccabile come il Franco Baresi degli anni d'oro, dirige la squadra con calma, usta e convinzione, trascinandola al meglio negli sconosciuti campi esteri. Se è vero che ha cercato di corrompere camerieri e tassisti con una faccia da culo che solo Sberla (ma questo rimarrà per sempre nel limbo tra verità e leggenda), il valore del suo cartellino prende ulteriore quota. Memorabile il dialogo con Cavani.
"È buon senso".

20.Luca
Come ha detto Mario, Lucaricchi ne mette a sedere parecchi. Il suo è un gioco tanto semplice quanto efficace: bere ogni cosa che il banco può vendere (specie quella non ordinata) e mandare tutto a carte quarantotto. Dalla birreria fino al Living Four, passando dalla conquista in carrozza di Marien Platz, si dimostra un'autentica forza della natura. Trova in Ché il compagno di reparto ideale, col quale conduce le danze tenendo la squadra altissima e costantemente a ridosso degli avversari. Lo stesso Ché in conferenza stampa dichiarerà:"Zeman, mi avevi detto che era uno tranquillo. Non mi sembra!"
Per parafrasarne gli stessi tormentoni, "non molla un cazzo", "domina" e il mattino seguente si sveglia "in mezzo a una strada"
"Vieni qua, L'OREAL!"

84.Ché
Signore e signori: uno sbandato di altissima categoria, illegal as usual.
Rallegra tutti comunicando che Fon non è della comitiva, quindi si mette la maglia della squadra con nome e numero amato e non se la toglie più, onorandola al meglio.
Le mezze misure sono per le quasi persone, Chè lo sa, per cui dà il massimo in ogni parte del campo. Inizia con le capriole in pulmino subendo il primo richiamo di giornata per gioco scorretto, prosegue con le capriole contro le vetrine dei negozi di Monaco, e chiude con capriole e danze a torso nudo nel locale metal della Kultfabrik, prendendo il rosso per somma di ammonizioni. Riesce infatti nell'ardua impresa di farsi cacciare fuori dallo stesso locale da un muletto umano per ben due volte, senza riportare nemmeno un graffio. Con Luca Ricchi forma un tandem fantascientifico da far invidia all'attacco del PSG, ma dialoga bene anche con altri compagni di reparto, i Nocerino e i Diamanti di serata, vale a dire Biorch e Danny. Se proprio dobbiamo spaccare il capello in quattro e trovare un difetto a Chè, e non ho dubbi, gli consiglio di andare a farsi vedere il culo da uno bravo davvero.
Vorrei mettere una frase caratteristica di Chè ma, come ha detto Berta, il problema è che Ché non ha parlato: ha bevuto, fatto capriole e scoreggiato.

78.Simo
Un barile di polvere da sparo. L'ennesima dimostrazione che "chi sa, sa", e questo nonostante le primavere che iniziano ad ammucchiarsi (così come i figli!) e nonostante una vita molto più ritirata rispetto a quella frenetica e semileggendaria di qualche anno fa. Quando è in manovra occorrerebbe renderlo innocuo, sparargli o almeno slacciargli le scarpe; in ogni caso qualcosa andrebbe fatto per placarne la furia: una vera macchina da guerra. Leader nato, mena le mani contro Berta nemmeno fossero pale di un mulino, è più fastidioso di una manica di zanzare incazzate, mi strappa tutti i peli compresi quelli del culo ma, allo stesso tempo, ha una parola e una battuta per tutti incluso il tassista ungherese.
Nel luogo più oscuro del Living Four mi salva la vita lui la salva a me ce la salviamo a vicenda non lo so, comunque ne usciamo vivi ed è già molto.
Dulcis in fundo, trova nel suo cuore da eterno soldato la tenerezza per affezionarsi al Riccardin nazional-popolare, proteggendolo come un panda, ed inviando agli organi competenti la richiesta di adozione.
"GALLERIAAAAA!!!"

I CAMPIONI

99.Biorch.
Un Ivanbiorch o Biorchivan, che dir si voglia, da titoli di testa in prima pagina. È nel vivo di ogni azione costruita nelle tre stagioni attraversate in questo viaggio, sì, perché siam stati via due giorni, ma quando siam partiti in Italia era estate, in Austria era pieno inverno e in Baviera la Primavera era in fiore, o per lo meno a me piace ricordarla così. Ha ceduto per qualche istante il passo ma si è riavuto completamente una volta arrivati in Germania, dimostrando di conservare di nascosto sempre lo stesso smalto dei tempi dell'Oasis e del Corallo. Si batte e si sbatte nel locale metal (di cui nessuno sa il nome) della Kultfabrik fino a seguire le sorti del fuoriclasse Ché, ossia essere gentilmente e ripetutamente accompagnato fuori. Da bravo Ministro dell’Avap trova anche il tempo di soccorrere una messa peggio di noi, e questo non era facile: chapeau.
Pare che io lui e qualcun altro siamo tornati a casa insieme, io però sto ancora cercando di fare la conta della gente che era in taxi con me, ed ogni volta che ci provo me ne cala uno o me ne avanza un altro: incredibile.
"Fate una revisione al culo!"

1.Kiki
Quando penso a Kiki mi viene in mente l'acqua cheta che rompe i ponti: una persona tenace e costante che opera nel silenzio, ma che arriva esattamente dove arrivano gli altri, e spesso in maniera più dirompente.
Sapendo che la vita è troppo breve per non bere fin di prima mattina, senza tanto né quanto si presenta a Pozza con un Giostyle di Josè, creando da subito quello spirito di aggregazione necessario per portare a casa un risultato ottimo e disastroso allo stesso tempo.
Partecipa alla congiura ai danni di Fon e anche questa decisione incide di peso sulla buona riuscita dell'Addio («Abbiamo fatto in anticipo il regalo a Berta per il matrimonio, abbiamo lasciato a casa Fon» riferirà ai giornalisti). In viaggio alterna momenti in cui è sul pezzo e sembra il serbatoio di un cinquemila ad altri di dormiveglia alcolica e temporaneo hangover; a Monaco si rende complice insieme ai suoi compagni tossicomani di camera dell'unico scherzo fatto all’albergo; alla Kultfrabrik, devo essere sincero, ho memoria di lui solo per un brindisi di Tequila (e questo non per demeriti suoi ma perché io non ero alla Kultfabrik, io ero in un'altra dimensione e ho un alcohol vacui esagerato).Personalmente lo ringrazio anche per aver cercato di sfellarmi una mano con lo scherzo del coltello, e per lo squirting in autogrill.
"Se incontro in Italia un tedesco che mi chiede informazioni lo mando in fondo al ponte di Olina".

7.Moro
Queste non sono le sue partite né questa è la sua squadra: va detto. Però gioca con una dedizione ed un attaccamento alla maglia davvero lodevoli. In coppia con Sandro tartassa la pulminista per tutto il viaggio di andata e, visto che è durato tre stagioni, non devono essere stati dei clienti simpatici per lei. A Monaco riesce, cosa più unica che rara, a sopportare gli scleri di Berta riguardo al mangiare, riducendo alla ragione il cameriere col riporto peggiore d'Europa e riuscendo a garantire a tutti il loro stinco quotidiano. Non so perché, ma ho come la sensazione che chi in centro a Monaco urlava: "Carla is a troia" avesse avuto un'imbeccata made in MaxMara, ma magari la mia è malizia (la Carla, per chi non lo sapesse, è mia madre).
Aneddoto divertente passato inosservato. Quando la più bella pulminista di sempre ha parcheggiato in autogrill, il nostro futuro sindaco se ne è uscito con un non troppo silenzioso commento, something like:"Ma come cazzo parcheggia questa?". Pensiero ad alta voce dell'eroina più paziente d’Europa, ma che lì, e solo lì è sbottata:"Ma cazzo vuole questo stronzo?"

9.Berta
Danny ha detto:"Non potevo mancare, specie perché si dice che quando si muovono Zeman e Berta insieme succede sempre un casino". Questo è vero, quel che non sa Danny è che non è che ci muoviamo assieme, il discorso è che partiamo assieme e, per qualche strana chimica, torniamo assieme, ma raramente stiamo assieme durante l'evento cui partecipiamo. O meglio, probabilmente siam vicini e stiamo pure facendo le stesse cose, ma di solito lo scopriamo qualche mese più tardi, e per caso. Tutto questo per dire che, a parte le cartelle e le castagne che non ho mancato di riservagli nelle gallerie, e a parte aver dormito in camera con lui (a ulteriore riprova che siamo realmente arrivati a casa insieme), l'ho perso più o meno a Monaco città. Credo che per mia fortuna, e sua sfortuna, abbia incontrato più volte Cassio sulla strada verso il banco dei bar delle discoteche, e questo, si sa, non è esattamente consigliato: JAGERBOMB!!!
Episodio curioso. Non appena svegli, domenica ore 9.30, mi ha chiesto:"Abbiamo notizie di Cavani?" Al mio no ha replicato:"Zeman, dormiamo fino alle 10.15. Se anche allora non avremo notizie, cominceremo a preoccuparci". Ma Cavani, che ne sa una più del diavolo, alle 9.40 era già a casa base.
"Zeman, il giorno che ti sposi tu ti organizzo l'Addio al Celibato a Denver!"

10.Fon/Cassio
Joe Cass ha cominciato a smadonnare alle 8 del mattino ai danni di Giblein, facendo intendere a tutti che non sarebbe stata quella che si definisce "una compagnia tranquilla", e questo mentre era al telefono con la morosa. Immaginatevi quindi l'insolita sequenza di "ti amo","ti amo tantissimo" detti dolcemente, e sacramenti vari sputati a decibel inconcepibili per quell'ora contro il nostro sindacalista preferito Gibellini.
Giunti a Pozza mette mano ai cocktail da lui pensati e riesce a combinare qualcosa di buono che evaporerà inspiegabilmente alla velocità della luce in uno dei tanti aperitivi che verranno fatti. Mancando Fon, ed essendo la maglia di Cassio del colore sbagliato, si prende il Diez che spetta ai fenomeni, si ricorda di tifare per l'ormai unica squadra italiana che dispone di un top player (il Pazzo di Prato), e fa diligentemente il suo, mettendo al servizio della squadra tecnica e fosforo. Nonostante la stampa e la critica internazionale provino a stroncarne il fare accusandolo di essere il metrosexual del gruppo, non molla nemmeno venti centimetri ad ogni dirimpettaio incontrato sulla sua traiettoria, arrendendosi solamente al secondo space burger, quello col chili, e alla visione di Spider Man III durante il viaggio di ritorno.
"Il lago Balaton esiste veramente, ed è in Ungheria, Zeman!" Cassio, alle 5 del mattino: il tipico dialogo tra due sbronzi.

4.Giblein
Il centrocampista che fa sempre comodo avere in squadra, quello cui se dai un pallone sa cosa farne. Fa onore alla casacca che indossa, rispettandone in pieno il numero. Si prende la responsabilità di finire il prima possibile il Borghetti perchè ha il sapore di trasferte Ultras e perché ritiene essere un po' come il Lavazza, ossia un surrogato del caffè della moka: come fare colazione altrimenti?
Dopodiché cerca di dare la quadra al gruppo insegnando i cori di guerra che verranno cantati durante la presa di Marien Platz, e qualche nozione di sindacalismo buona da attuarsi dopo la resa della città bavarese e l'instaurazione di un regime socialista.
Di tutti è quello che conosce Berta da meno tempo, per cui, anche a livello personale, sono stato molto contento di averlo visto in palla fino alla fine: uno degli ultimissimi ad arrendersi.
"Tutta la notte coca e mignotte!"

69.Marione
Assoluto protagonista del viaggio d'andata, beve di tutto come se non ci fosse un domani e, a forza di cori e urla, finisce la voce a Rolo. Di tanto in tanto devo ammettere che mi risuona ancora in testa il grido SPARTA SPARTA SPARTA!!! poi mi capacito che è tutto passato, che siamo tutti quanti a casa e tutti quanti vivi. È anche grazie a gente come Mario che questa volta alle Termopili non hanno vinto gli altri.
Da bravo sbandato qual'è, senza limiti e senza giudizio, decide di bruciarsi subito tutti i carichi e tutta l'energia, arrivando a sera sulle gambe (o sarebbe meglio dire: sulle ginocchia già di per sé abbastanza scassate) e al lumicino. Nonostante sia fisicamente KO e psicologicamente provato, prende parte ad ogni assalto sferrato dalla falange spartana ai nemici immaginari di Marien Platz, e tiene botta -stoico- anche alla Kultfabrick, scoreggiando in ogni locale con una sistematicità ammirevole. Non domo, la domenica intrattiene la banda a Innsbruck con cappello da cinghiale, gag e simpatia.
"HALLO!"

5.Italo
Uomo fondamentale nella realizzazione del progetto Addio al Celibato di Berta, trova l'albergo con molta più facilità e molto meno tempo di quelli che impiegherà Cavani. Entra nel salotto buono della compagnia del pulmino sedendosi al fianco di un animale, e assicurandosi anche la vicinanza di tutti i SeverinoCicerchia della situazione: tutt'altro che una scelta oculata. Clinicamente a quest'ora dovrebbe essere morto, la sopravvivenza a tutta la puzza che ha dovuto sopportare è un mistero anche per la medicina moderna. Per quanto mi riguarda posso dire poche cose su Italo, eravamo spesso in parti lontane del campo e non ci siamo visti molto, ma una cosa posso dirla. Ogni volta che entravo in un locale e guardavo a banco, là c'era Italo, stava arrivandoci o stava andandosene. Una presenza rassicurante.
"Se mai dovessi avere un figlio, vorrei che fosse come Cavani."

0.Danny
Il buon Daniele è l'innesto che non ti aspetti. Le trattative di mercato con le quali s'era cercato di arrivare a lui erano state incerte fino all'ultimo, poi si son risolte al meglio, e la squadra ha potuto contare su un uomo di fatica buono per tutte le stagioni. In tempo zero intende gli schemi di gioco di compagni più abituati di lui a remare dalla stessa parte e s'adegua senza troppe difficoltà, specie con quelli con cui può ballare un po' di roghenroll: Biorch e Ché.
A parte in pulmino, dove s'attiene alle indicazioni del Mister riguardo il bere quanto più possibile prima di uscire dall'Emilia Romagna, perdo i ricordi di lui immediatamente dopo la combo di scoregge esalate, quasi fossero il respiro della morte, una volta saliti a bordo del pulmino diretto alla Kultfabrik. Entusiasmante la corsa sotto la megafontana bavarese: davvero una mossa da idioti fatti e finiti, non da tutti; pregevole il salvataggio effettuato con Biorch della povera ragazza sfasciata al suolo; e assolutamente stupendo la performance nel locale metal.
"Rock on!"

Katia
Della Katia si potrebbe parlare in lungo e in largo, sopratutto in largo, ma vorrei ricordarla solo in un modo. Al telefono con qualcuno dei suoi parenti ha detto (testuali parole sentite con le mie orecchie):"Lo sposo è andato giù di melone e non lo trovavamo più."
Non ha nemmeno capito chi si sposava ed era convinta che si sposasse Cavani, anni 20: dobbiamo essere contenti che ci abbia accompagnato un conclamato Premio Nobel.


Bravi tutti ragassi, mi sono sputtanato.
Un più, perché un più non si nega a nessuno, specie in questi casi, a chi a Innsbruck è stato protagonista di questa battuta.
VIVA L'ITALIA!
VALLO A DIRE ALLA MERKEL...

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