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2Zero18 - Have we got time?

Non che ora possa dire di essere con ma di sicuro non sono più contro Spotify.
La cosa buffa del mio rethinking of è che ho cominciato ad approcciarlo e ad usarlo tre giorni prima che, con una mossa del tutto medievale, la wi-fi aziendale fosse verboten, per cui non ne ho assolutamente colto tutte le potenzialità, se non quelle di base. Ho fatto appena in tempo a creare la mia prima playlist, la Play 2Zero18, dalla quale estrarre le canzoni più in linea con le guerre stellari che ho combattuto dai tempi de Le nostre stupende parole  (l'ultimo post a carattere completamente musicale, in cui avevo provato a fare una cosa del tutto simile a questa) nonché quelle più adatte alla classica selezione che rilascio in occasione del mio compleanno.

Non sono uno da "disco dell'anno" o, meglio, non lo sono più; non attendo San Silvestro né limito la scelta dei miei pezzi preferiti agli album usciti nei mesi che vanno da Gennaio a Dicembre, anzi. Pur prestando grande attenzione alle proposte più moderne e i brand new del momento, lascio spazio a brani di dischi relativamente recenti ma conosciuti in ritardo, riscoperte vintage, clamorose dimenticanze o imperdonabili sviste: l'unico criterio che seguo è la compagnia che mi hanno fatto o il peso che hanno avuto nel mio passato più immediato.


La Play 2Z18 (che abbreviata suona anche meglio: Z come zero, l'inizio, e Z come Zeman) in realtà raccoglie una trentina di pezzi ma ho voluto, e per darmi un metodo e, soprattutto, per rispettare la dimensione cd, vincolarmi a ottanta minuti di compilazione. Questo anche se nella mia nuova Hyundai è scomparso il supporto per i compact discs ed è ancora dura per me capacitarmi del fatto che non li usi più nessuno (che, come dice Berta:"Il futuro sa essere tremendo"); non tanto per chissà quale senso di nostalgia materiale ma per il timore che vada smarrita l'idea della scelta accurata delle canzoni con cui riempire uno spazio ed un tempo limitati.

Breve inciso, qualche mese fa ero rimasto senza cd e ho chiesto ad un mio vicino di casa di prestarmene uno, che avevo necessità di masterizzare una roba. Questi mi ha guardato e risposto come se gli stessi domandando notizie circa un animale estinto da secoli. Sia per questa ragione, sia perché l'automotive impone chiavetta o bluetooth, ho pensato di costituire un safe haven/riserva naturalistica per i miei amati cd, sia quelli homemade che gli original ones, ripescando un vecchio stereo e allocandolo nel mio bagno da battaglia così che tutto potesse continuare ad avere vita lì, anche se solo per la durata delle docce.

C'è chi rimane fedele alla linea, goes without saying


Ready, steady, go!

01. Motta - Quello che siamo diventati


Più che un secondo album, mi sa che siamo davanti ad un Volume II, ad un secondo capitolo. È però anche vero che qualcosa del genere, in Italia, è un po' che non si sente. Cantautorato semplice ma efficace, forse ancora acerbo ma comunque intrigante, voce magnetica. Rimango dell'idea che debba ancora decidere cosa fare da grande ma se questo è ciò che passa il convento, allora evviva!

O anche della lunga onda antartica.Tuttavia ciò non va per forza derubricato a colpa e conseguente castigo. Anzi, è imposto un cambio di prospettiva, occorre concentrarsi maggiormente sulla struttura delle canzoni, la tecnica e gli strumenti, i dentro e i fuori, i cori e i controcanti, le atmosfere, immaginare il momento in cui bisognerebbe essere a due metri dalle transenne per chiudere gli occhi e saltare. Ci sono una chimica e accorgimenti tali di cui occorrerebbe dibattere lungamente, ma il fondo è che mi scassa proprio il cazzo non essere riuscito ad andarli a vedere a Modena qualche settimana fa.




Non sto a postare il video della canzone di cui in oggetto perché penso di averlo già fatto su questo canale altre diecimila volte, dato che "Pesci" rappresenta un pezzo imprescindibile del mio anno musicale. Va bene, c'è tutta questa buttata di cantantesse che rivendicano parentele lontane con Carmen Consoli quando forse sarebbe più corretto classificarle come sorellastre minori di Levante ma Maria Antonietta... sarà il sangue che fa, sarà la voce tra lo stridulo e il graffiante, quel timbro tra il menestrafotto e il delicato, sarà che l'avevo sempre in cuffia durante i miei running mattutini sul lungomare di Cattolica, sarà la linea sinuosa e avviluppata del basso, saranno tutte queste cose ma, se per caso c'è un afetrparty dopo il suo prossimo concerto a Modena, spero di avere il pass giusto.



Non ti curar di loro ma guarda e passa

Avere Berta come tour manager è il massimo. Manda un messaggio qualche mese prima di uno show, compra i biglietti, prenota il ristorante più caro della città e l'alloggio più scrauso, dopodiché sollecita con un soft reminder a tre giorni di distanza dalla scadenza della cambiale. Possiamo decidere di ballare ma è sempre lui a scegliere la musica, e va benissimo così, i padri sbronzi ringraziano.



O, anche, de "La cancione dela Benny".
Un San Antonio-Barigazzo ed un Barigazzo-San Antonio con solo Tristan Zarra come sottofondo, una memorabile ora di viaggio.




DJ Koze -al secolo Stefan Kozalla- è di Amburgo, intanto, e questo gli fa sicuramente cera. Io l'ho conosciuto perché, durante l'ultimo compleanno della Benedina, la mia cassa bluetooth abilmente piratata dai presenti trasmetteva in loop "Pick Up", uno degli ultimi lavori del DJ tedesco. 
Certificato che in Germania stian prendendo quota verdi e nazi, roba che bisognerà stare molto attenti a buttare una sigaretta per terra, finché a Berlino e sull'Elba continueranno a suonare elettronica di questa risma, andrà ancora bene e grassa che ci andrà, perché "Knock Knock" è pieno di pezzi pazzeschi e se "Pick Up" è straordinaria, "Planet Hase" non è da meno.


07. Dave Grohl ft Josh Homme & Trent Reznor - Mantra

Nomen omen

Per la serie, metti una sera che in sala prove si incontrino tre personaggi così. E pensare che io ho trovato video e canzone per puro caso. Grazie, dio di Youtube, Grohl che suona la batteria andrebbe messo direttamente su Pornhub.




Di certo non il più originale dei loro dischi ma si tratta di una di quelle band che voglio e devo mettere sulla mappa dei miei concerti. 




Nel panorama musicale esistono band eccezionali e dal peso specifico incalcolabile che si riducono a "storie minime" e/o massa critica, che per qualche ragione non passano né alla cassa né agli onori della cronaca. L'unico peccato che si può loro ascrivere è quello di aver presentato album straordinari in anni in cui altri scrivevano la musica dei vincitori, perchè non c'è null'altro che possa ammalorare canzoni di questa portata.
Errore mio averli scoperti con un così colpevole ritardo, parziale ammenda riconoscerne il difetto.



A volte faccio fatica a prender sonno oppure mi sveglio nel cuore della notte e non mi riaddormento più. Se riesco, provo a riappisolarmi ascoltando nenie o qualcosa che mi concili il riposo, e pensavo che l'ultimo disco di Sua Maestà Mark Lanegan fosse stato fatto ad arte per questo nobile scopo.
I problemi però sono due: il primo è che l'album è incantevole, per cui ti entra dentro molto prima che torni sonno e il secondo è che ora conosco l'inglese molto meglio di anche solo qualche mese fa, per cui mi viene istintivo seguire il testo, dato che distinguo e riconosco quasi tutte le parole. Morale: per addormentarsi potrebbe andar benissimo la musica, le parole e il modo di cantarle molto meno.



Prima che Mucchio chiudesse bottega, ero solito applicarmi con sentimento e diligenza sugli articoli che i salviniani e i fivestarz di adesso definirebbero "radical chic", ossia quelli dal retrogusto socio-culturale più marcato, che rimangono in territori più di sinistra.
Ricordo di essere rimasto molto colpito da una sorta di inchiesta in cui l'articolista di turno documentava lo sviluppo e la crescita del movimento musicale nero durante le legislature di Obama: la fenomenologia di artisti come Beyoncè o di Kayne West ma anche gli exploits di personaggi che stavano costruendo la propria carriera su atavici retaggi soul e jazz: la riscoperta della musica black reinterpretata in chiave moderna, come nel caso, appunto, di Kamasi Washington. 
Devo aver letto queste cose massimo tre anni fa ma sembra preistoria, quando pensiamo che ora corrono tempi mediocri e noi siamo timidi eroi. Ne venissero avanti altri, di Beyoncé, Kayne West e Kamasi Washington.


12. Explosions in the Sky - Send Off


Non ho capito come e/o perché ma io ho imparato di due vecchie super colonne sonore a firma Explosions in the Sky solamente quest'anno, li mortacci loro. Resta che, per recuperare, faccio mea culpa usando uno screenshot del loro video come immagine-copertina del post e inserendo nella selezione annuale il mio brano favorito tra quelli riesumati tra le stelle.



Io non ho la benchè minima idea di chi diavolo sia questa ufo né rammento come io sia arrivato a lei, ma così, totalmente at short notice, merita di comparsare nella mia playlist. Non so, sono quelle canzoni che segnano un momento, che nella loro semplicità fanno paragone perchè agganciano il ricordo di dove/come/quando le si ha ascoltate.



La premessa è che non è mai troppo tardi, la fortuna è che c'è sempre tempo per rimediare. Non è tanto chiedere scusa, ammettere che la mancanza di rispetto musicale dovrebbe essere considerata reato culturale, è piuttosto confessare che questi cantavano e suonavano davvero bene. 
Fermo restando che "I Pearl Jam? Belli, bravissimi, ascoltateli voi", ogni tanto è terapeutico cadere in un qualche trabocchetto e arrendersi all'evidenza che in Gran Bretagna suonano in un modo mentre da altre parti suonano meglio.

Non so cosa ma qualcosa vorrà pur dire, forse un segno.

Poi, per carità, dopo aver fatto outing (e anche versating e doppiomalting, tanto per parafrasare i boyz VD) si torna oltreoceano, dalle parti della Mersey e di Manchester che good dance partners are hard to find, e che quindi è bene aver chiari e saldi i propri principi, ma qualche avventura, solo nell'ottica di scoprire multiversi di trascorsi volutamente oscurati non può che far bene.


15. Among Authors - Imitation House

Tutti i crediti agli algoritmi di Youtube



Preziosissima imbeccata del Bret.


17. Zen Circus - Il Fuoco in una Stanza

Per tre anni abbiamo chiuso il mondo fuori, stiamo diventando i nostri genitori

Devo dire la verità, io degli Zen Circus son sempre stato fan a metà, nel senso che le loro canzoni non mi sono mai entrate dentro. Pensavo fossero fenomeni stagionali, per esempio c'è gente che ascolta Lo Stato Sociale e pensa pure che i membri che ne fanno parte siano musicisti talentuosi e/o competenti: ecco, io credevo fossimo a quel livello. Poi c'è stato un threesome di cose che mi ha fatto cambiare idea:
  1. Averli visti/ascoltati al Concerto del I Maggio, ed essere rimasto sbalordito da "Viva", che, ahimè, non conoscevo.
  2. Aver sentito i miei compagni del Liceo che ne parlavano come se per loro fossero una band indispensabile nel proprio bagaglio melodico e sonoro;
  3. L'intimidazione di Chicco:"Non ti piacciono gli Zen Circus? Fuori da casa mia!"

Il fatto è che, molto semplicemente, mi ci son messo sopra e quando ho sentito l'ultimo disco avevo solo un obiettivo: far sì che Il Fuoco in una stanza l'ascoltassero tutti. 



Have we got time?


Non credo, stando alla mia tabella pivot.
Ragion per cui, quando davvero dovrò masterizzare la selezione, o procederò con un overburn selvaggio rischiando di mandare a puttane il portatile solo per ascoltare un cd in bagno mentre mi doccio, oppure dovrò rivedere qualcosa e piallare il primo "zavaier" che mi capita a tiro (Mitski?).
Mi spiace, certo, ma non io non chiudo nessuna pratica senza un pezzo targato Gallagher e, anche se me la mena non essere riuscito ad infilarci Massimo Zamboni con Schiava dell'Aria (canzone catatonica del mio ultimo soggiorno cervese) e/o Outshined dei Soundgarden, così è se mi pare. 
Ho sicuramente tralasciato e/o dimenticato qualcosa ma come canta il minore dei due terribili fratelli di Manchester:"In my defense all my intentions were good" e, soprattutto, ho bell'e che esaurito gli ottanta minuti del cd.

Dimenticare le abitudini

Flashbax

Purtroppo si vive in un mondo in cui c'è gente che ha un sacco di tempo da perdere e molto spesso decide di farlo perdere proprio a noi, e dopo diventa difficile far stare quel "meno" dal peso specifico incalcolabile in un "più" che solo dopo risulta scarso e per nulla scontato.

La scelta delle immagini è quasi importante quanto quella delle parole.

Mettiamo una sera a Vienna, tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, durante la gita della VD del Liceo Scientifico Alessandro Tassoni di Modena. 
Va in onda una scena di vita reale che non sono mai riuscito a scucirmi dalla testa e ora, quasi trascorso il tempo di una generazione, capisco perché. 
Una ragazza dall’indole poco chiara, senza arte né parte, rivolge alla Professoressa responsabile della trasferta quello che lei crede essere un complimento:”Sa, Prof? Sta bene vestita così: è molto giovanile”. Di tutta risposta, la docente di Italiano e di Latino la squadra, misura le parole e, ben attenta che tutti i presenti la stiano ascoltando, sentenzia:"Signorina Bianchi, non c’è niente di peggio che dire ad una persona di una certa età che sembra giovane”. 
Come si collega questo aneddoto al titolo del post? 
Con una gincana di pensieri che nemmeno il più fervido degli elettori di Liberi e Uguali potrebbe immaginare, credo. A parte gli scherzi c’entra perché cambiare le abitudini per poi dimenticarle presuppone una profonda trasformazione delle proprie consuetudini, significa che da qualche parte c’è un passaggio in cui sono i tratti della nostra stessa vita ad essere cambiati.

La cosa cui "To get rid off + accusativo" somiglia di più è il nostro "sbarazzarsi di". 
Good Riddance risulta dunque abbastanza intraducibile, non c'è un equivalente italiano che non sia un tristissimo e povero "Che liberazione!" o "Finalmente!", né ha alcun senso o è corretto dire "Buon sbarazzamento!".


Spiegone

È un po’ che covo la voglia di scrivere qualcosa di bello, che sia io stesso ad apprezzare, che sia all’altezza di Cose brense, il mio penultimo articolo, ma anche qualcosa che, più semplicemente, mi venga voglia di rileggere a distanza di mesi o anni. E non solo per poter riavvolgere il nastro mentale della mia memoria ogni volta ne abbia voglia ma anche per compiacermi di aver messo nero su bianco parole che possono resistere alla prova del tempo e che, come dico sempre, sarebbe peccato andassero perse.

Lubiana, 16/08/2017

Per qualche mese ho provato a descrivere le mie ultime vacanze ma, per quanto tenessi a mettere un punto alla storia della scorsa estate, non sono arrivato da nessuna parte, anzi. Mi sono reso conto che, per quanto sia importante sbobinare i vari appunti di viaggio (se non altro perché un giorno possano essere letti da chi viene dopo di me) mi sto ripetendo. 
È come se cambiassero gli accordi ma la struttura della canzone restasse la stessa. 
Non penso sia un caso che ci sia un vecchio pezzo di Noel Gallagher intitolato While the song remains the same, che non solo dà il nome all’album (è proprio di quelle liriche il discusso ed evocativo binomio di parole Chasing Yesterday) ma in cui The Chief canta anche:”It’s a shame how a memory fades to grey”. Come al solito c’è un tizio di Manchester che prima di me ha tratteggiato in maniera molto più precisa, sintetica ma soprattutto poetica pensieri che poi sarebbero e/o sarebbero stati anche i miei.

Restando on topic, e se ci fosse un hashtag quello sarebbe #noelgallagher, stanno comunque bene dette due cose.
1) Sebbene sia innovativo e straricercato, nel nuovo disco Who built the moon? il maggiore dei fratelli Gallagher a volte insegue ancora lo ieri del suo background musicale e stilistico ma, tra una sforbiciata e qualche effetto alla New Order, trova anche passati migliori precedentemente non pervenuti. 

"You sung that with more spirit that time"

2) Sempre Noel, in un’età contemporanea a quella dell’aneddoto viennese di cui sopra, scriveva anche il testo di Just gettin’ older, demotape contenuto in un b-side di Standing on the shoulder of giants degli Oasis. A corollario del fatto che qualcuno abbia già detto tutto, m’è sempre rimasta appiccicata addosso una frase che mi accompagna da allora:”I’m not crackin’ up, I’m just gettin’ older”.

Per qualche settimana ho provato a raccontare di una surreale colazione novembrina in $ud Tirolo, insieme ad un amico. Prima o poi finirò di descrivere l’episodio accadutoci e, anche nel caso non riesca a riportarlo sul blog, mi stamperò qualcosa per me da custodire sui miei taccuini. Se non altro per la singolarità dell’evento e per come si collocasse perfettamente nell'hashtag #timeisaflatcircle.

Presente quei posti che non hanno niente di bello fuori, spesso nemmeno dentro ma che poi fanno lunghissimi giri e poi ritornano? Tipo.

Infine, senza pretesa alcuna, mi sono appuntato alcuni particolari di un momento vissuto con la mia bimba in Via del Taglio a Modena, qualche ora prima dell’ultima mezzanotte del 2017. Un vero e proprio componimento in versi di un pezzo di vita. #telle

Tuttavia ho avuto come la chiara percezione che nessuno dei tre argomenti summenzionati fosse quello su cui concentrarsi perché rimanesse agli atti. Dopo lunga disanima tra me e me ho stabilito che avesse più senso cambiare la trama delle storie prima che queste languissero e fosse più appropriato cimentarsi nella redazione di una sorta di diario del disincanto, senza dissimulare alcuna nostalgia. E per quanto possa suonare brutto, in realtà è come riconoscere che a volte sono le note che non suonano, e non quelle che suonano, a sentirsi meglio. È come se “uscire a rimirar le stelle” non fosse propedeutico a niente ma occorresse piuttosto delimitare la vista per vedere più lontano.

E quindi? Proviamo ad individuare possibili inizi


Inneschi

Vari, gli inneschi sono vari, i dati da processare sono molti e, all’attuale stato dell’arte, troppi pensieri risultano ancora sconnessi.

Volendo però fare ordine e cercando di giocare una partita alla volta, in the first place parto da un articolo letto su uno dei miei siti di riferimento, ossia Musicademmerda, intitolato "Splendidi Ventenni - I Migliori Album del 1997".

E questo è niente

Realizzare che sono passati vent’anni dal 1997 è uno shock, capisco che ha poco senso perculare mio padre quando, guardando 1968 di Buffa, mi dice che stava sveglio fino alle quattro del mattino per guardare le Olimpiadi e due ore dopo era già al lavoro. Sono un vecchio di merda, sia mentalmente che socialmente, ma lo sono anche all’anagrafe, non solo quella del Comune, pure quella musicale. 
Nulla vale autoconvincersi che un pezzo dei Prodigy suonerebbe attuale anche oggi (vedi playlist); sto solamente diventando come mio padre, il quale è come avesse fatto un salto tra la sua gioventù e la mia, come se nessun’altra band avesse suonato nel frattempo e/o nessuna canzone degna di nota gli fosse entrata dentro. 
Come se il suo 1968 stesse al mio 1997, la sua Gimme shelter dei Rolling Stones stesse alla mia Song 2 deI Blur, e come se ognuno dei due avesse, al netto di rivoluzioni armate e intellettuali, il proprio totem annuale musicale. 
Tuttavia non è assolutamente vero che io non abbia seguito ciò che è successo in questi vent’anni, ci mancherebbe solo, ma rimane vero e altrettanto sconsolante che leggendo la classifica dei migliori album italiani del 2017 su Rock.it mi accorgo di conoscerne solo tre, e considerando che la lista contempla venti nomi, la percentuale non depone a mio favore. A mio vantaggio va segnalato che al secondo posto c’è un artista di cui io ho intuito il talento quando non era nessuno (e che tra l’altro ora mi fa cagarissimo): il buon vecchio Vasco Brondi.
Ma amen, transeat.

O non mi sono arrivati loro o non sono arrivato io

Un po’ per orgoglio e un po’ per necessità intellettuale ho recuperato tutti i dischi che mancavano al mio carnet e li ho messi, come si sarebbe detto una volta, sul lettore. Mi sono stupito grandemente quando ho riconosciuto il testo di un brano di cui Santu mi aveva fatto menzione quasi un anno fa (Willie Peyote - I Cani) e la bravura di un artista già battezzato da Checco (Andrea Lazslo De Simone - Vieni a salvarmi). Invece, su Coez e la sua Le luci della città, riguardo cui Derre aveva parlato a me e Berta a Reggio Emilia durante un concerto dei FASK, sospendo il giudizio.

Comunque sia questo rimane il più forte di tutti e i suoi occhiali da sole sono formidabili

La morale della storia è che non conoscere la stragrande maggioranza di questi album ha fatto da termometro, mi ha dato l’idea del mio rapporto con le novità del mondo, ossia comprendere che non per forza vent’anni fa, anche solo cinque, ero io le novità o per lo meno sapevo quali fossero o ero in grado di rappresentarle: parlassimo di musica, di serie TV, dello smartphone più performante, del locale to see e into being seen. Ora è diverso e, sebbene possa essere al corrente di tutto queste robe, sono saltati i collegamenti e sono sempre un passo indietro a ciò che è nuovo: mi sembra d’essere come Costacurta a fine carriera nel Milan, tengo la posizione ma solo perché presumo di avere ancora la classe per dire agli altri come si fa.

Se poi ha avuto la fortuna di giocare con Il Genio puoi dire agli altri quello che ti pare che tanto va bene.

Un po’ il passato che ritorna e un po’ come secondo innesco, anche avere a che fare al lavoro con persone che nel 1997 ci sono nate mi fa pensare. Si tratta di ragazze e ragazzi che, pur essendo venuti su a prato e fiori, pur essendo figli di gente tutta casa e bottega, non sono al passo coi tempi, basta loro vestirsi come Chiara Ferragni o aprir bocca per superarli di netto. Il punto allora diventa che l’incedere degli anni può certamente avermi reso migliore o diverso ma allo stesso tempo è corrosivo, mi allontana dal focus della storia di tutti i giorni e provare ad avvicinarmici è un ostinarsi a sentirsi giovani, ed essere giovanili è il peggiore complimento ci si possa rivolgere perché è l’obiettivo più basso in assoluto cui tendere. 
Forse il segreto di tutto è il distacco, accettare lo scambio della differenza d’età ed evitare di incappare nei tipici errori da vecchio, come quando al Tassoni si incontravano gli studenti di una generazione precedente, i quali esordivano sempre dicendo che ai loro tempi si studiava di più, o come quando sul posto di lavoro ci si imbatte in quello che dice che ha sempre fatto il proprio mestiere senza tabella pivot o cerca+vert, e che quindi può continuare a vivere senza le migliorie di excel.

Io nelle calze nere non ho mai trovato nessuna logica ma forse aveva ragione Vasco.

Non è questione di tempi nostri o loro, ed entro a gamba tesa nel terzo e forse ultimo innesco; il discorso è un altro, tutto muove da un principio di “break a habit”, forma idiomatica imparata nel corso aziendale d’inglese che frequento. 
Questo/a phrasal verb significherebbe, detta letteralmente e brutalmente, interrompere un abitudine. Io però ci ho visto altro o più probabilmente ce l’ho voluto vedere, complice il fatto che posso dire di aver smesso di fumare. Intendo dire che più che “interrompere” un’abitudine, è lecito credere che le abitudini vengano dimenticate. Può allora essere che dimenticarsene una non faccia difetto ma una serie di abitudini dimenticate non corrisponde ad altro se non che al trascorrere del tempo e al cambiare sé stessi. 
È sufficiente sottoporsi ad un questionario personale, domandarsi quand’è che si è smesso di fare qualcosa che s’era soliti eseguire in automatico, chiedersi con quale impegno sia stato sostituito il tempo che vi era dedicato, per quale ragione non lo si fosse mai fatto, se in precedenza non avessimo una slot libera per quella cosa o se, diversamente, non vi avessimo mai dato peso.
Rispondendosi ci si stupisce di quanto tutto sia connesso, di come ad ogni abitudine dimenticata corrisponda un cambiamento di vita: è come se fosse in atto un conflitto interiore e da una parte del ring c’è l’età che avanza, dall’altra qualcosa di diverso, una sorta di perfezionamento della routine. 
Il guaio è che forse, però, sono la stessa cosa. 
I latini dicevano “O tempora! O mores!”, che starebbe per:“Oh che tempi! Oh che costumi!”. Forse intendevano lo stesso concetto, nel senso che in realtà ci si stupisce di niente, ci si è solo dimenticati di una serie di abitudini ma nel frattempo la realtà è mutata inesorabilmente.


Quit smoking

Aver detto basta col tabacco mi ha fatto pensare a cosa abbia voluto dire fumare per tutto questo tempo (e non vorrei che l’anno di inizio si riducesse a pura curiosità ma, tanto per cambiare, direi fosse il 1997 o comunque giù di lì, avevo sedici, diciassette anni), e non per come ho investito i miei danari, a certe tempistiche da rispettare, ai tabaccai preferiti, all’aver conservato i pacchetti di sigarette comprate all’estero… no, non è questo. E nemmeno si tratta di una formalità o di una questione di qualità, per dirla con Giovanni Lindo Ferretti.

Non si prescinde da questa canzone

Torna in ballo la stessa Professoressa di cui sopra, la quale era solita dire che fumare fosse gestualità: non era un vizio o una trasgressione. Era piuttosto un piccolo cerimoniale da consumarsi secondo determinati riti, fossero questi privati o interpersonali. Fumare in macchina, fumare dopo il caffè, fumare al bar con gli amici, fumare ai concerti. 
E per me stabaccare è stato proprio questo: piccoli grandi gesti da compiersi necessariamente o per prassi in precise circostanze. Di contro, smettere è stato come venire meno ad una sorta di tradizione personale, dimenticare un abitudine, liberare slots e occupare quei tempi in modi diversi. 
Da questa riflessione mi sono avventurato in un intimo a rebours ripensando a tutto ciò che ho interrotto e poi sostituito e, scavando nel mio passato più o meno recente, mi sono accorto di quanto tempo fosse trascorso, di quanti vezzi si siano trasformati e abbiano cambiato forma, tracciando un solco tra qualcosa che c’era prima e qualcosa che è venuto dopo certe abitudini.

Non so, prima di cambiare macchina, in pausa pranzo andavo a fare metano due volte a settimana. Ora che ho una Punto a gasolio, faccio il pieno a inizio e metà mese. In quelle due pause pranzo che mi si sono liberate vado a fare spesa da Rossetto, supermercato che pratica i prezzi più bassi della provincia e compro lì sia l’acqua, che la birra che la focaccia con lo stracchino (addicted to). Può tutto sembrare banale e irrilevante, sicuramente lo è, e non è mia intenzione trasformare una vicenda di vita quotidiana in una canzone dei Massimo Volume; tuttavia recarmi nel più grosso market di Spezzangeles significa anche non fermarmi più di prima mattina nei forni e nelle botteghe di paese, dove tutto costa di più -sure thing- ma in cui c’è tutto un altro calore e tutto un altro colore. Ho sacrificato tanta poesia per un po’ di sostanza e, se ci penso, tutto è dipeso dall’aver venduto la Panda ad un casaro di Merano sul Panaro che, poveretto lui, si sarà sicuramente incazzato al primo crash della radio.

Prima che lo zio di donna Ilenia si ri-trasferisse per lavoro in Riviera e ci invitasse qualche giorno là con la bimba, i/le bank-holidays, i long week-ends e i ponti erano occasioni per fuggirsene in Toscana o nelle Marche. Ora che ogni fine settimana abbiamo un appartamento disponibile a un chilometro dal mare e ad un’ora e mezzo da casa, è prepotentemente tornata in auge la Romagna, e sebbene sia strafelice di aver messo sulla mappa la Versilia, la Garfagnana, il Chianti, l’Umbria e il Maceratese, faccio fatica a deviare dal bersaglio oltre il Sillaro. Dal nulla s’è venuta a creare una nuova comfort zone e sento l’impellente bisogno di riscoprire una terra che colpevolmente ho cagato poco per tante e troppe stagioni della mia esistenza. Anche in questo caso può sembrare niente, poco più di una voglia estemporanea, una golosità turistica; invece no, dentro di me alimento l’idea di costruire un futuro da quelle parti, fosse anche solo trovare una soluzione estiva in affitto.

Immagini che valgono più di mille parole

Da quando non controllo più il mio metabolismo o, forse meglio dire, da quando il mio metabolismo controlla perfettamente il mio organismo e fissa con puntualità svizzera gli orari in cui andare a cagare, ho abbandonato la Messa delle 7.30 nella Cappelletta di Maranello, perché a quell'ora devo andare in bagno. A seconda degli impegni e delle intenzioni ero uso andarci qualche mattina, e questo fino a quando qualcosa dentro di me è cambiato, cioè i tempi e i modi del mio intestino.
Continuando però a sentire il bisogno di un raccoglimento spirituale ed intimista, ho cercato Messe in altri orari e in altri comuni dell’Hinterland distrettuale, trovando appello nell’ultimo dei paesi su cui avrei scommesso anche solo dieci centesimi: Ubersound, proprio lì, tra una ceramica, una rotonda sulla provinciale, la Lidl, un all-you-can-eat sino-giapponese e una roulotte degli zingari. 
Al di là del folklore, a metà tra l'immaginario collettivo tipico di Calciatori Brutti e una possibile sceneggiatura da La vita è breve de Il Teatro degli Orrori, la Messa vespertina delle 18.30 è comodissima ed è il suo stesso contrario: comodissima perché quando e se mi va posso andarci immediatamente dopo il lavoro, dura mezzora e non conosco nessuno; il suo contrario perché diventa un tempo impegnato in cui potrei fare qualcos’altro, come andare a trovare un amico.

Non trovando una foto di Ubersetto by nite (come del resto avrei mai potuto?), posto uno dei miei ultimi Shazam tanx to Bret

Assodato che ubi maior minor cessat (vedi sopra), da quando sono diventato un padre-sbronzo mi son ritrovato costretto a centellinare gli incontri con gli amici. Sebbene alcune siano diventate più brevi ma più intense, le frequentazioni sono inesorabilmente calate e ho dovuto fare pesanti ma inevitabili cernite. In un qualche modo ho realizzato come siano stati proprio alcuni social media a permettermi di tenere acceso il fuoco di relazioni che altrimenti sarebbero passate in cavalleria.
E dispiace, dispiace tanto: è malinconico come diverse amicizie si convertano a un messaggio su whatsapp o ad un commento su facebook, è spiacevole e quasi preoccupante che si rimpiccioliscano così. Allo stesso modo però, per quanto si tratti di un naturale e processo di selezione, ricorrere a questi mezzi di comunicazione rende la cosa un po’ più democratica, se così si può dire.
Con alcuni amici avevo serate prefissate, con altri suonavo sempre lo stesso giorno, con altri ancora avevo il cinema, condividevo blog e passioni, andavo a concerti o feste, giocavo a calcetto, andavo allo stadio. In questi casi dimenticare le abitudini è ed è stato più doloroso, è come se fosse una sfida ancora aperta, una specie di guerra fredda. Tra me e me penso di dovermi e di dover accontentare, di fare il massimo nel rispetto di obblighi e responsabilità: fatto questo, starà all’intelligenza relazionale e all’affetto sincero degli altri capire il mio impegno. 

Padri sbronzi in tour

Ho sempre avuto il fisico di chi muove il sistema nervoso agli altri e son sempre stato pronto a litigare col cielo solo che non me ne piacesse il colore; ora, anche quando mi sveglio sulle 23, la prima cosa che faccio è attivare il mio periscopio emotivo e fare il punto della situazione: cosa devo fare, quante e quali slots libere mi rimangono, e infine come preservare le abitudini che non voglio dimenticare.
È un delicato equilibrio di sentimenti, alla fine della storia capisco perché Billie Joe non abbia saputo che titolo dare alla canzone con cui ho aperto questo articolo, e abbia messo tra parentesi (Time of your life) e lasciato fuori Good Riddance: agli atti vanno gli "sbarazzamenti" ma quello che c'è dietro è il tempo della nostra vita.
Tutto torna, that makes sense, sia l'apparente intraducibilità del nome del pezzo sia il fatto che sia uscito nel 1997.

Al suo matrimonio, uno dei ragazzi che suonava con me mi ha detto che aver suonato negli Iræquiete è stata una delle esperienze più rock'n'roll della sua vita. Vorrei che questa cosa non mi passasse mai dalla testa, la trovo la perfetta sintesi di quello che ho voluto dire.


Titoli di coda

Chiudo con un caso curioso accaduto durante la Messa di Natale nella chiesa del mio paese. 
Tradizione vuole che la notte tra la Vigilia e il 25 si trascorra da Berta insieme a tutti gli amici e le amiche. Ne va che il giorno di Natale mi sono svegliato con addosso un hangover fantascientifico e anche andare a Messa nella chiesa del mio paese si è trasformata in un’avventura leggendaria. 
Entrati con discreto ritardo e con le panche quasi tutte già occupate, abbiamo zombeggiato fin quando non abbiamo trovato posto nella navata in cui, per lo meno io, penso di essermici seduto massimo tre volte in trentasei anni. Durante l’eucaristia faccio caso ad uno sketch singolare, un accenno di discussione sul rispetto della fila per la Comunione; si tratta di una scena cui assisto di sfuggita perché son fuori posizione ma son abbastanza certo di non aver mai visto nessuno dei due contendenti, in particolar la ragazza.
Finita la Messa, attendiamo che il fiume di gente volga la corrente fuori le porte e ci alziamo. 
Proprio in quel momento vien verso di me una delle due persone che avevo visto discutere durante l’eucaristia. Sebbene sia ancora in uno stato semi-confusionale e tutto mi appaia molto dilatato e caotico, riconosco subito la ragazza: è la signorina Bianchi, la mia compagna di Liceo, proprio quella che quasi vent’anni fa sbaglio bellamente complimento.
Non dico che da allora non ci si sia più visti, non sarebbe vero. Di certo però non ci siamo più visti dopo la maturità, quindi lo sbaglio non è che di qualche mese, e nell’economia di un ventennio è poca roba. 
Scambiamo due chiacchiere e la discussione è tra il surreale e l’irripetibile. 
È come se stessi parlando con una persona che è venuta dal passato e l’alcol che ancora scorre forte nelle mie vene rende più stupefacente ogni dettaglio.

Forse Doc potrebbe spiegarmi qualcosina

Accorgendosi che la donna con me non può che essere mia moglie, la signorina Bianchi mi chiede se le nostre compagne e i nostri compagni si siano sposati e/o siano madri o padri. Pur essendo al corrente della vita di quasi tutti, trovo difficile fare un recap veloce ed immediato di così tante esistenze e condensarle in pochi attimi di parlato. Le rispondo allora d’essere per lo più in contatto con le ragazze e i ragazzi con cui sono sempre andato più d’accordo, di uscirci insieme anche se compatibilmente con gli impegni e le tempistiche di ognuno di noi.
Lei mi guarda e, tagliando corto, chiosa:”Ah beh, gli stessi di una volta. Non è cambiato niente”.
Per un istante stacco la spina dalla conversazione e mi riverso nel mio mondo mentre lei continua a parlare del suo lavoro e delle persone a lei vicine.
Lei no, lei non è cambiata di una virgola, sembra davvero si sia teletrasportata da un’altra dimensione temporale, sembra quasi non sia invecchiata di un giorno. Anche la sua risposta secca risponde alle caratteristiche del personaggio, probabilmente nella sua testa sono io l’anomalia, come del resto sono sempre stato.
Il cerchio si chiuderebbe perfettamente se mi dicesse che sembro giovanile... ma non lo fa.
Forse è meglio così, sarebbe stato il peggior complimento che m’avrebbe potuto rivolgere.
Scordavo: naturalmente ogni riferimento a persone, fatti o cose è puramente casuale.

P.S. Ad ogni modo il punto ce lo mette sempre Fonzo che, appena superata la porta di casa sua mi guarda e mi fa:"Bella quella giacca, sembri Stefano Accorsi da vecchio". 
Game, set & match.

Le 10 migliori foto dell'estate

Su consiglio di Emanuel Gavioli lancio questo sondaggio che trovate di fianco a destra.
Quali é, di queste dieci foto relative agli eventi più significativi di questa splendida estate, la migliore?
Qual'è la foto dell'estate 2009?
Votate!

Alcune doverose premesse prima di cominciare.
Le foto sono state scelte esclusivamente in base a criteri estetici ed affettivi ed ognuna di queste si riferisce ad un evento a sé.
Non più di un'immagine per evento.

Secondariamente non è voluto che siano (più) presenti alcuni soggetti piuttosto che altri.
Infine, di alcuni importanti momenti non sono presenti immagini (e mi riferisco alla borlengata da Gavioli e alla Festa a Bestia di Riccò). E' un peccato ma è così. O forse, considerando e ricordando la maestosità degli eventi è meglio così, è meglio che s'incamminino con pieno merito e a pieno diritto dritti dritti lungo i sentieri della memoria, già diventati strade della leggenda.

Pronti? Via!


I pazzi siete voi (by Fonzo), Fogliano, 6 Giugno 2009
Parto con un'eccezione alla regola. Questa immagine non è di questa estate ma risale a tarda primavera e ritrae un agitato Max Morini intento a urlare il suo disappunto verso il mondo. Non è una foto estiva, ripeto, ma ho voluto inserirla per alcuni motivi. Innanzitutto perché solo in una delle seguenti nove fotografie compare il Moro, e una sola sarebbe stata insufficiente per un personaggio fondamentale di quest'estate, e in secondo luogo perché la Grigliata dal Bomber -evento cui è riferita l'immagine- la ricordo con entusiasmo e dispiacere, ed entrambi i sentimenti si ricollegano allo stesso motivo: troppa birra. Una Disorder dei Joy Division me la passate come pezzo da ricordare in sottofondo?


Spark #1 (by Fonzo), Fuorano Modenese, 14 Giugno 2009.
Le seconde riprese del mediometraggio di Spark. Scatto alla banda di scagnozzi capeggiati dalla temibile quanto affascinante Valeria Green. L'immagine di una due giorni intensa e divertentissima con cui dare il via alle danze estive. Dovessi associare una canzone a questa fotografia, be', vi dico Roulette Dares (The Haunt of) dei Mars Volta e ringrazio Domenico Guidetti per l'imbeccata.



I noti scrittori emiliani (by Zeman), Pavullo n/F, 4 luglio 2009.
Il 'noto scrittore emiliano' Emanuel Gavioli e l'aspirante 'noto scrittore emiliano' Nicolò Gianelli. Questa foto è stata utilizzata anche come temporanea "locandina-facebook" di Emilia Ruvida. Ci fosse stata in sottofondo una versione acustica di Soft Shock degli YYYs sarebbe stata perfetta. a descrivere il momento.



Il GDM (autoscatto), San Dalmazio, 7 Luglio 2009.
Immagine che sancisce la nascita del GDM, acronimo che sta per "Gruppo della Madonna", o anche "Giovani di Merda". Ricorderò quest'estate anche per la malatissima idea di inaugurare le balle infrasettimanali, una di queste pigliata proprio in occasione della fondazione del Gruppo della Madonna. Forse Where is my mind dei Pixies ben s'addice al momento.



La vincitrice annunciata (by Zeman), Pavullo n/F, 11 Luglio 2009
In occasione del concerto dei Caduta Massi, Santu ed E brindano all'evento con tutto l'entusiasmo tipico dell'appena trascorsa estate frignanese. La premessa-immagine di un dichiarato delirio. Ho intitolato la fotografia in questo modo perché questa è chiaramente una delle potenziali vincitrici del sondaggio. Troppo facile la scelta della canzone da accompagnare alla visione della fotografia: Bevo de I Ministri.



FDB 2009 (by Panino). Pavullo n/F, 26 Luglio 2009.
Festa della Birra. Il grave errore dei gestori del 'Gazebo Rock' è stato quello di avere caricato il lettore di canzoni degli Oasis. La conseguenza intermedia è stata quello di trovare perennemente a banco due coglioni che sbraitavano ogni parola di ogni singola traccia. Il risultato finale, complice la connivenza dei gestori stessi, si è tradotto in una continuativa offerta di birre a gratis per i due eroi, i quali non hanno mai bevuto così tanto a sbafo in vita loro. Il tutto cantando Acquiesce e Supersonic.



Emilia Ruvida (by Elena Ravera), Duna del Tiepido, 27 Luglio 2009.
Molto difficile la scelta della fotografia da inserire in questa raccolta. Molto bravi entrambi i fotografi, l'Elena Ravera e Fonzo, e meravigliosi moltissimi scatti. Senza alcun narcisismo mi sono orientato su questa, per l'espressività, l'intensità, il momento. Dovessi pensare a una canzone per ricordare l'esibizione, non troverei niente meglio di Curami dei CCCP.



La spaventatissima (autoscatto), Barigazzo, 16 Agosto 2009.
Come da tradizione consolidata negli anni i superstiti ai 5 massacranti giorni della Festa dei Lamponi si ritrovano per la 'Cena dei Reduci' prima di congedarsi gli uni dagli altri e darsi appuntamento a più saltuari eventi. Più che una cena, l'ennesima occasione per dissanguare ogni bottiglia possibile, col risultato di cimentarsi in fotografie stupide ed inverosimili. Revolution 909 dei Daft Punk come insostituibile colonna sonora.



Spark #2 (by Laura Longo), Formigine, 27 Agosto 2009.
Cosa volte che vi dica? Saranno i personaggi ritratti, saranno i loro vestiti da yids, saranno la grana e il colore di questa fotografia, sarà stato il momento, ma io di SPARK+PRELUDIO - Last Set scelgo questa. L'incontestualizzabile Cavo di Elio e le Storie Tese è l'unica canzone che s'addice al momento, forse.



FAB vs Digos (by Zeman), Pavullo n/F, 4 Settembre 2009.
La serata che doveva essere il ritrovo dei festanti barigazzini è ben presto trasformata dalla Digos in una selvaggia caccia all'uomo culminata nella cattura dei pericolosissimi Berta, Zeman, Dom e Ile. Ma nulla, nemmeno la Digos può fermare la 'Festa a Bestia'. Qualcosa più di Police on my back dei Clash vi sembra appropriato per descrivere il momento?

Votate!

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