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Memorie interne

Devo assolutamente inventarmi un tag sotto cui elencare i pezzi preferiti dell'anno perché selezionarli senza chiari punti di riferimento contestuali e temporali è stata durissima. Ad ogni modo, pur indicando Spotify 1 ora e 28 minuti di musica, stando ai miei desueti mezzi di masterizzazione siamo a 78 minuti, per cui più che adatti ad un cd da 80.

(cliccare per accedere a Spotify)


01. Attraverso lo specchio - Cosmo. 't goes without saying.
02. Suspirium – Thom Yorke. How to make peace with the world, a little tutorial.
03. Il fuoco in una stanza – Zen Circus. Parole che avrei voluto mettere in fila così io.
04. Washing Machine Heart – Mitski. Il pezzo ballabile della selecta.
05. Souvenir - Julian Baker, Phoebe Bridgers. Una perla nascosta tra tutto il rap e l’hip hop di merda di Pitchfork.
06. Don’t Stop Me -Bowland. A corti discorsi, i Portishead venticinque anni più tardi ma nettamente più divertenti.
07. Drifters & Trawlers – The Good, the Bad & the Queen. Chiamiamolo Brexitpop. A parte Mr. Albarn on vox & keys, chi suona il basso è la prima immagine che vien fuori googlando “London Calling”: sta sempre bene detto.
08. Pick Up – DJ Koze. Saluti dalle sedie sdraio di Amburgo, su cui è difficile addormentarmi ma non è impossibile moltiplicarsi.
09. Let’s Dance – Spiritualized. Gentlemen, we are STILL floating in space.
10. Cuore – CLAVDIO. “Un cinese mi ha detto che sono un gLande” (grazie Checco, ndr).
11. Gallipoli – Beirut. Messo senza neanche ascoltarlo, ci vediamo a Milano a Marzo.
12. Vergine – Maria Antonietta. Volevo andare a sentirla solo per dirle, come avrebbe fatto Noel:”I’m the afterparty”.
13. Mariners Apartment Complex – Lana Del Rey. AL sceglie per me.
14. Street Fighter Mas – Kamasi Washington. Ho bisogno di pensare che esista un America in cui Obama è ancora presidente.
15. Ghost Stories – Mark Lanegan, Duke Garwood. The best duo of lost causers as you've ever gonna meet.
16. Chissà dove sarai – Motta. Sembra abbia scelto Sanremo 2019 per diventare qualcosa.
17. White Star Liner – Public Service Broadcasting. Storie minime e carichi di traverso.
18. Coprifuoco – Le Luci della Centrale Elettrica. Eccezione alla regola di scegliere solo canzoni del 2018. Tuttavia, al netto del papello che potrei abbozzare, segnalo l'uscita di “Tra la Via Emilia e la Via Lattea”. Minimo estrarne un pezzo, mandatoria questa riscoperta.
19. Imitation House – Among Authors. KEXP.
20. Baltimore – Palace Winter. I War On Drugs con un synth in più.
21. Different Times – Giardini di Mirò. La targa RE è l'unico difetto loro ascrivibile.

Le ns stupende parole

...o anche due volte 18.

So di avere pochissimo tempo per scrivere e pubblicare questo articolo, è una gara contro il tempo, contro le ripetizioni di parole e contro eventuali perdite di senso logico. Nel giro di mezzora si sveglierà la bimba, col mantra "titto... peppa!" e l'attenzione mia e di donna Ilenia sarà rapita dalla sua cura, mi piacerebbe andare a fare una corsetta, si dovrà fare un po' di spesa e a mezzogiorno arriveranno i regaz a pranzo per festeggiare il festeggiabile. 
Sono le 7.26 e vorrei finire entro e non oltre le 8.15 massimo. 
Avrei tantissimo da dire e ricordare ma purtroppo non è questo il momento: le ultime vacanze, i libri letti, le serie viste, tutte cose di cui ho iniziato a sbobinare i miei appunti mentali ma senza arrivare mai a un dunque. 
Ad ogni buon conto in quest'occasione voglio dedicarmi ad elencare i titoli dell'ultima compilazione, realizzata a mo' di presente per gli amici invitati al banchetto odierno, di oggi 04/11/2017, giorno in cui festeggio per la seconda volta 18 anni. Sento che ne vale la pena, mi spiacerebbe non raccontare nulla dei pezzi da cui è composta.


La copertina è sempre importante e, pur avendo chiesto a Fonzo di passarmi qualche scatto dei suoi (dato che già in passato ne avevo utilizzato uno con successo), ho deciso di usare una mia fotografia, fatta a Lubiana, in Slovenia, la scorsa Estate. Non so, mi piaceva.
Altrettanto significante è il titolo della raccolta:"Le ns stupende parole". Si tratta di uno stralcio de "Le cose più rare", strepitosa canzone del primo album di Cosmo.
Pronti? Via! Che questa potrebbe davvero essere la prima volta nella vita in cui riuscirò ad essere conciso.


1) Wolf Alice - Matilda (cover Alt J)
Dei WA ho già parlato a tutti diffusamente, mi servirebbe un vocal di Whatsapp della durata di almeno un quarto d'ora per poter più o meno avvicinarmi all'enciclopedia omnia di pensieri che ho riguardo questa band. Shazammata "Blush" in uno Sturbucks di Manchester (che già così sembra il preludio a una meravigliosa storia d'amore) ho preso a seguirli con grande trasporto, fino a scoprire che il finale di Trainspotting 2 viaggia sulle note di "Silk" (che è un pezzo loro), Oltremanica sono la Next Big Thing in corso, ogni tappa è sold out, ed io andrò a vederli a Milano a Gennaio. 
La cover di cui sopra l'ho sentita quasi per caso ma è stata colonna imprescindibile della mia Estate. Ne ho scritto in un posto stranissimo, ossia il Google + di mia mamma (sarebbe fantastico indagare più approfonditamente ma non c'è tempo). 

Pubblico il pezzo (cosa che non sarà ripetuta per ogni canzone ma in alcuni casi specifici, tipo questo, sì) e sotto riporto quanto vergato allora:


Alcuni "notabene" perché mi sento parte in causa.
I. I violini sono tetri all'inizio, molto sommessi, suonano note basse e minori, quindi molto più pesanti. Quando lei non canta, gli archi aprono spaziando tra accordi molto più alti e allegri: 'na meraviglia.
II. Lei, cantante punkettona (si noti la classica vestita inglese da "menefregauncazzotantosonofigacomunque") è, sulle prime, molto incerta. Il contesto non è il suo, molto intimista l'atmosfera,  il format è quello della BBC (e i sudditi di Sua Maestà a certe cose fanno caso), insomma, non è un club, non è un festival in cui sarebbe a suo agio con gonna, canotta e chitarra. Quando prende coraggio si capisce però perché i bravi recensori di Albione abbiano un debole per la ragazza.
III. Lo strumento suonato meglio è la batteria. Soffocata dal pannetto sul rullante, così da star "dentro", conferisce un ritmo "trip pop", mantenendo così la natura originaria della canzone degli Alt J (che oltretutto ho anche visto dal vivo a Villafranca e non me lo ricordavo).



2) Cosmo - Le cose più rare
Per me poesia allo stato più puro e brado.
Chi è che se n'è andato?
Chi è che si piange?
Poco importa.

Mi rimane in testa quando canta "le nostre stupende parole" perché quante volte ci troviamo a compiacerci di noi stessi, delle nostre vicendevoli pezze, magari quelle nate dopo un aperitivo killer, durante una serata full gas o nel corso di un viaggio all'estero.
Sono parole stupende perché sono nostre o sono nostre perché sono stupende? Magari non le "più" stupende fra tutte ma stupende "qb" perché le riconosciamo come di un livello superiore, l'unico che conferiremmo a noi stessi.
Am I making myself clear? Don't mind.




Il fratello prodigo è tornato a Manchester e ha provato a fare un recap di puro Rock'n'Roll inglese. Come faccio a non tenerlo in considerazione, inserirlo di diritto ed in virtù di una sorta di Ius Soli musicale?


Di questa canzone ho largamente sbabbelato in altra sede, più precisamente nel mio ultimo articolo, soffermandomi sui retroscena, sul background amicale da cui è partito e in cui sta prosperando. Imprescindibile nella mia compilazione dell'anno. 


Non ho molto da aggiungere se non che, trattandosi di un best of personale, molti dei video che sarebbe bello pubblicare (e non solo linkare) sono già stati postati precedentemente. Peccato,.


05) Lali Puna - Rest Your Head Rauschhaus Gute Nacht Edit)

Il video è, in realtà, un fermo immagine ma è bello, fa colore.

Canzone passata in sordina ma di assoluto valore nel mio anno musicale.
Ideale per risvegli tranquilli al sabato mattina dopo una tempestosa settimana lavorativa, incantevole sottofondo alla scrittura, perfetta come colonna sonora per gite fuori porta. Non conoscevo Lali Puna: Mea Culpa Mea Culpa Mea Maxima Culpa.


Presente quelle canzoni che ti entrano dentro? 
Che uno ascolta all'esaurimento anche se un vero limite non viene mai raggiunto? 
Non riesco ad individuare ciò che più mi colpisce di questo brano che avrò, non scherzo, ascoltato migliaia di volte. Forse il grezzume della chitarra, la voce soffocata, il basso e la batteria che, dietro le quinte, disegnano un perimetro quasi indefinito ma essenziale. O anche la chimica sviluppata da questi quattro elementi che, presi separatamente, non funzionerebbero altrettanto bene. 


Per la serie che, più semplicemente, a volte si cagano viole senza nemmeno sapere come, senza averne avuto una reale intenzione. E sta comunque di fatto che nella mia Every Time Best Selection questa ci finisce di corsa.


07) The National - Day I Die
A poche band è concesso di essere sempre e comunque belle come ai National.



Welcome back, lads, mi siete mancati.
Non ho nemmeno capito se l'album nuovo è un'OST o meno, ma fa li stess.



09) Fast Animals & Slow Kids - Annabelle
Ricordo di averli visti dal vivo a Bologna in un periodo molto strano della mia vita (per dirla come il narratore di Fight Club) e, da lì, ho preso ad ascoltarli con costanza fino a tornare ad un loro concerto alla fine dell'Estate, alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia. Ubriachi da far schifo, in un Campovolo gelido e a fine tour... eppure trasmettono un'energia e una carica fuori dal comune, piuttosto rara da trovare, ultimamente.




Come già scritto in una qualche riga sopra, il problema di raccolte di questo tipo è il rischio di ripetizione. Questa canzone è finita sicuramente in una qualche altra compilazione, molto probabilmente quella collazionata per l'amico Aberto Lioy e, di sicuro, era nel Top 2016 di SB9. Vero tutto ma vero anche che, voltando indietro il mio sguardo a questo 2017 orma agli sgoccioli, questo pezzo è finito in un botto di chiavette da viaggio, in un sacco di cd che hanno alleggerito le mie trasferte e i miei spostamenti. Farla fuori o trascurarla non sarebbe né giusto né corretto.



Tra le tante cose rimaste in sospeso e con cui mi trovo sempre a confrontarmi, c'è un carteggio mail tra me e il mio buon amico torinese d'istanza in Oregon. E non solo quello, perché la nostra insolita amicizia, nonché il ns rendev-vous meriterebbe e avrebbe meritato qualche riga sull'Indie, cosa che, in realtà mi son sempre promesso di fare senza però mai portarla a termine, e che rimane dunque tra i miei principali crucci. 
Tra le canzoni segnalatemi, menziono questa, che tra l'altro mi ricorda Spark.


Con calma faccio tutto.




Da altre parti ho ampiamente e nuovamente ringraziato Checco per averci non solo edotto riguardo i migliori pezzi elettronici che il mondo ha conosciuto tra la fine del ventesimo secolo e gli anni zero di quello nuovo, ma anche per aver messo agli atti (ossia sulle compile PERLE AI PORCI, ancora presenti sui vecchi archivi della rete) canzoni come questa. 


13) Thegiornalisti - Riccione


Non ho scuse. 
A mia parziale discolpa vi rimando al minuto 1 e al secondo 44, easy peasy. È stato bello avere avuto 18 anni una volta. Anche compierli una seconda, per carità. Ma, davvero, 1' e 44'', c'è un notevole disclaimer.
Rimango comunque a disposizione per informazioni e chiarimenti.


14) The Zen Circus - Ilenia


La cosa bella dell'MTV di una volta era che si si poteva innamorare di pezzi che forse, diversamente, non avremmo mai ascoltato perché apparentemente lontano dai nostri gusti musicali. Ecco (o come prova a dire mia figlia:"æccccuuuu!"con una dieresi perfetta, tra l'altro), gli Zen Circus non sono assolutamente tra le mie band favorite e non mi viene proprio da ascoltarli. Eppure questo video si fa guardare, è magnetico e, dopo un po', ci si affeziona anche alla canzone.




C'è un amico che non ho ancora citato in questo articolo, e non esiste post in cui non metta, di riffa o di raffa, una qualche sua parola. Santu è solito dire, alle volte:"C'è ancora chi ha la classe per dire agli altri come si fa". Credo si adatti perfettamente ai War On Drugs.


16) Noel Gallagher's High Flying Birds - Holy Mountain


Hi Noel, listening you playing again is like meeting an old friend and chatting with him. Same chords, same words but it doesn't matter, you're always welcome: a great guitar and an amazing jacket will save your music forever, Chief!
By the way: a double as a second guitarist, a big boobies girl on the piano and the City Standard near the Hiwatt amplis are n.1 ideas and that's why I still like you so much and I always will. The song is.. . well, it would be fine if you were a fuckin band of fuckin ABBA fans, but to me it's ok, d'you know what I mean? Never mind, next time, you can do anything you want 'cos you're my fav one.




Mi congedo perché s'è fatta una certa e la bimba vuole vedere Veo Veo per almeno 25 minuti.

Enjoy.

Le dieci foto più belle dell'estate

Su proposta di un sempre attento Emanuel Gavioli, ecco le dieci foto più significative della mia estate e di chi ha avuto la fortuna, o forse sarebbe il caso di dire "la sfortuna", di avermi nei più stretti paraggi. Non è detto che ogni foto sia esteticamente superiore, o semplicemente bella, hainvece valore per il ricordo, è memorabile in quanto tale, perchè riporta la mente di chi c'era a quel preciso momento.
A fianco, in alto a destra del blog, è possibile votare quella che preferite.

COSTAIOLA ON THE ROCK by Fonzo

Giugno - Solignano di Castelvetro - Costaiola on the rock.
Foto di gruppo nell'arco di una serata di cui ricordo solo,oltre l'ultima esibizione dei Porci di Circe, di essermi deliberatamente lanciato in mezzo ad una siepe per poi caracollare sul ciglio della strada; di aver trovato, l'indomani mattina di quella turbolenta serata, la mia felpa Converse da battaglia inzuppata di tutto il lambrusco che El Carnicero aveva ben deciso di svuotarmi addosso, e rammento sì e no di esser stato immortalato in questa foto.
Ah! Giusto, anche lo sconto sulle merdosissime pizze de "Le Schifose" (l'unico forno di Maranello ad essere aperto nottetempo), fa parte di questa avventura di inizio estate.


TENNENT'S & KARAOKE by Miriam

Giugno- Marina di Massa - Da Brizzi
Di diritto nella bacheca delle mie foto più belle di sempre. Purtroppo non ricordo cosa stessimo cantando io e il Nino Maravilla Cawa (mi auguro che il mio socio di live estemporanei abbia buona memoria), sta di fatto che da Brizzi parlano ancora del nostro come uno dei più bei show mai visti e sentiti.


KRAPAC by Miriam

Giugno- Marina di Massa - Da Brizzi
Quando Cawa ha iniziato a urlare:"Siete dei maniaci!" mi ha fatto morire, poi, come direbbe Santu, son morto veramente.


RIPORTANDO TUTTO A CASA by Miriam

Giugno- Marina di Massa - Di ritornoChi c'era, sa.

Abbiam portato a casa: un pattume targato Sammontana, una sedia (che però Berta ha furbescamente catapultato nel cortile di un suo vicino di casa), uno specchio, un cartello stradale (che ora fa la sua bella figura in Baracchina a Maranello), una bici distrutta e un conto salatissimo c/o Mario Bici (epocali le parole di Berta quando è andato a pagare il biciclettaio matto:"Son venuto a riprendere la bicicletta più divertente che hai aggiustato oggi").
Oltre a questi giusti furti, ricordo bene il Mare Blues, i sommelier che offrivano vino bianco a Cawa, la paura dello stesso nell'affrontare le gallerie della Cisa, il pattume in cui siamo finiti mentre Berta ci tirava addosso sacchi pieni di monnezza, Giuà, il naturismo che mi aveva colto dopo mezzora di vomito ottimo e abbondante, la telefonata a casa, Brizzi e il suo:"Non potete cantare solo voi!", la Miriam in versione thailandese, il mare, il guardiaspiaggia, gli sproloqui comuni, e infine un viaggio che pareva eterno verso Maranello, pronto ad affrontare a viso abbastanza scoperto un matrimonio pesissimo, del quale non avrei capito niente e in cui mi sarei ripreso solo ad ora già tarda.


PAVULLESI VOLANTI by anonimo

Luglio - Villafranca di Verona - Concerto dei Gogol Bordello
Mi è dispiaciuto aver deluso il buon Alle D'Andrea che sperava che con il live, i Gogol Bordello potessero centrare il mio interesse. Purtroppo non è andata così. Appena trovato un giaciglio erboso nella splendida cornice del castello di Villafranca, mi ci sono adagiato e ho ronfato tutto il tempo, al suono monotono e scontato di quegli zingari desperados, non capendo affatto quando iniziava una canzone e ne finiva un'altra.
Da segnalare però negli annali del calcio il viaggio d'andata nella Pussy Car insieme ad un eccellente Andrea Capodanno, la strada sbagliata, la pipi infinita della Benny.
Una volta là mi è piaciuto molto il pub molesto con Christian Ceres, mentre al ritorno ho trovato memorabile un Lollo Pagliccia decisamente sugli scudi nonostante lo smarrimento della maglietta e la grave irritazione cutanea che lo perseguitava. La performance sua e di Cova da Gatto Camatti è valsa il prezzo del concerto, del telepass e del panino con la salsiccia cruda.
Alle D'Andrea, al solito, è figurato tra i top player di serata.


MUY PICANTE by Stefi Gazzotti

Luglio (1885) - Riccò Valley - Cantina del Buco de mierda
Senza ombra di dubbio l'esperienza più divertente di quest'estate. Dalla mente di un Emanuel Gavioli in grande spolvero, attraverso le mani entusiaste e gli attenti occhi di Dom, e grazie a tanti cari amici (d'infanzia, recenti e nuovi), ecco SALSA ENFIERNO (MUY PICANTE), il nuovo minispot dell'Order of the Black Knights, reclame di una salsa messicana molto piccante che non potrà più mancare sulla tavola degli italiani (e dei messicani, naturalmente), nonostante possa indurre effetti collaterali molto pericolosi.


TROVA L'INTRUSO by Miriam

Agosto - Zocca - Festa della Libertà
Una Benny straordinaria, come non si vedeva da un po', che è arrivata con le unghie al giorno dopo e con almeno quindici soste a Pavullo. Un Berta in grado di fare la differenza su tutti i palchi che ha invaso (porterò sempre nel mio cuore la scena di quando ha rubato il microfono al presentatore e ha convinto tutti:"CHi urla più forte FESTA A BESTIA vince una maglietta!"). Un'Ile sempre presente nei momenti chiave della festa: logistica, entusiasmo, contenimento, disinfezione ferite, trasporto morti e feriti a casa.


POLAROID by Ile

Agosto - Zocca - Festa della Libertà
Dio benedica la Miriam e il suo I-Phone che mi sta sistematicamente fornendo la bacheca di Facebook di foto profilo.


NOI FUORI by Fonzo

Agosto - Barigazzo - Festa dei Lamponi
Grazie alle foto di Fonzo (e naturalmente a Fabin, Paolo e Giblein) è sembrata bella anche quest'edizione della festa, altrimenti sottotono e per nulla memorabile. Tanto love ai miei inseparabili compagni "di banco".


LOWLANDERS D'ADOZIONE by Fonzo

Settembre - Marzaglia -Motoraduno Lowlanders
Come ha scritto Emanuel: "Solo due puttane, la birra schifo, moto al buio, gente brutta con la barba poco curata e pochissima cultura. Quando vado a una festa e non ricevo complimenti da qualche sconosciuto vuol dire che regna tanta ignoranza nell'ambiente", e aggiungo io: hell, death, evil, black, raise, drag me to (HELL), kill.
Non fosse stato per la proiezione del minispot SALSA ENFIERNO e per aver incontrato idoli del calibro di Derre e Sex (e naturalmente il Noto Scrittore Emiliano), sarebbe stato un inferno, per davvero, non in senso metal.

VOTATE!


Se al primo tentativo non hai avuto successo, non riprovare.

Sulla scia del MEF prima e del bellissimo intervento di Emanuel Gavioli poi, riporto anche io le dieci chiavi di ricerca più belle che hanno condotto frotte di internaturi mentalmente inferiori e sperduti sull'INDIE OPEN BAR.


canzone indie bellissima: amico mio, sei un po' vago. Potevi aggiungere, che so, "quella che fa lalalalala..."


canzone indie piangere: ora sì che mi è chiara. Credo sia HOPPIPOLLA dei Sigur Ros.

emanuel gavioli ciccione: spera che lui non impari chi sei.

il mondo di hameluk: questa chiave di ricerca mi perseguita. Ma che cazzo è il mondo di hameluk?

machine gun san dalmazio: no, lo so, neanche io mi so spiegare perché, ma i Portishead non hanno mai suonato Machine Gun a San Dalmazio. Scandaloso.

video porno amatoriale nella provincia di roma anno 90: non ti han mai detto dell'esistenza di Youporn?

foto sono stanco: non farne più!

giulia bondi: non conosco nessuna Giulia Bondi, ma di sicuro dopo questo intervento un sacco di gente papabile di denuncia per stalking piomberà sul mio blog.

pavullo sexi: apri facebook e cerca la squadra di pallavolo.

on melancholy hill mette tristezza: e allora non ascoltarla!

I hear thunder but there’s no rain.



Vintage, al secolo Stefano Vantin, ha affermato che questo è stato l’anno dei singoli incredibili, non certo degli album da ricordare. Sono d’accordo al 100%. E’ addirittura difficile stilare una classifica e trovare misure di distanza, evidenti o minime che possano essere, tra i vari dischi. Per cui non la farò, non redigerò alcuna lista di merito, mi limiterò a selezionare i brani migliori del 2009, cadauno per disco, rigorosamente a caso.
Ultima postilla. Ad alcuni pezzi, come è giusto che sia, lego sentimenti, per cui può anche darsi non si tratti di canzoni oggettivamente straordinarie, ma non mi importa.

Cosmic Love di Florence & The Machine: grandissima scoperta, m’ero dimenticato che in Inghilterra sapessero anche cantare e non solo suonare il basso a cane con il plettro.

Soft Shock degli Yeah Yeah Yeahs è l’ennesima dimostrazione dell’ecletticità di questa istrionica Yankee. Ballata elettronica soffusa e ammaliante, incantevole.

Nanà di Brunori SAS: il verso “nel mio mazzo di carte ho troppe figure e pochissimi assi” vale un album.

21 Guns dei Green Day. Ok, se gli Oasis si sono greendayizzati, i Green Day si sono oasisizzati, e mi sta benissimo. Billie Joe ha detto di aver alzato il tiro con questo pezzo, di aver sfornato un pezzo di livello. Non credo, anzi. Penso che la struttura di 21 Guns sia a pagina 15 del manuale della musica Rock, alla voce ‘come tirare fuori un singolo piacione col minimo sforzo e la massima resa’, non c’è novità, non c’è elevata qualità, non c’è ricerca. Però a me piace.

No dice di Beirut: la mia canzone dell’estate, fine dei discorsi. Quando uno che ha sempre suonato un “classicissimo” mix di musica tzigana e ballate mariachi se ne esce con un pezzo elettronico come minimo io aguzzo le antennine, se poi il suddetto pezzo è pure di valore, chapeau.

La presunta santità di Irene di Dente. Ma che canzone è? Ma che cazzo di canzone è?

Underdog dei Kasabian. D’accordo, se i Kasabian -che suonano nineties a bestia- sono il più alto vessillo della musica d’Albione, allora quella della Union Jack è una bandiera che non ha mai sventolato così poco e così male. Però se questo è quello che passa il convento, ce lo prendiamo. Andiamo a San Siro, guardiamo la pubblicità che passa sul maxischermo cerchiamo di capire che canzone è e di chi è. Anche perché se l’alternativa sono Crying Lightning degli Artcic Monkeys o To lose my life dei White Lies a sàm méss mél.

Poi, cosa volete che vi dica? A me è piaciuta da matti Magnificent degli U2.

Venendo in patria è comunque poca roba Cronache di Guerra #2 dei PGR e dalla mediocrità dell’album de Il Teatro degli Orrori si salva solo l’omonimo singolo A sangue freddo.

Wheels dei Foo Fighters. I Foo Fighters non mi hanno mai finito, ma questo brano che fa poi parte della stessa ballotta dei pezzi alla 21 Guns, mi ha convinto fin dal video. Datemi del finocchio, fate quel che volete.

E ora caliamo i carichi da 11. Questi sono gli unici quattro album che considero di spessore dall’inizio della prima traccia alla fine dell’ultima: TEMPI BUI de I Ministri, INVADERS MUST DIE dei Prodigy, THEM CROOKED VULTURES dell'omonima superband e JUNIOR dei Royksopp.

Di Tempi Bui è difficile scegliere il singolo da inserire a referto. Forse tra Bevo e Tempi bui metto Il bel canto.

Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un po' meglio.
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio.
Hanno dovuto legarmi perchè godessi più in fretta.
Mi han tolto pure le armi e mi hanno affittato una cuccia.
Hanno dovuto pregarmi perchè continuassi a bere.
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare.
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure.
Ora mi vestono loro ed io posso tornare a cucire.

Dei Royksopp scelgo Happy up here, ma è veramente tutto un bel disco.

Dave Grohl, John Paul Jones e Josh Homme dove li mettiamo? Sarà anche un'enciclopedia del rock, gninta ed nov-tòt ed vecc, ma avercene di dischi così. Gunman che carica ha? Vorrei ballarla in tutte le balere di questo mondo.

Infine ci sono i Prodigy. Disco eccelso, superiore ad ogni pronostico. La versione live di Invaders must die postata qualche tempo fa su queste pagine spiega perché abbia deciso di andarli a vedere. E Thunder è il pezzo dell’anno: ufficiale.

Una citazione speciale per AUUUUUUH!!! di Shakira: quella non è una porca, quella è una santa.

Annus horribilis

Tre mesi e sarà tempo di bilanci.
Interno del cd di Brunori S.A.S. Vol.1
Una volta divoravo musica, ascoltavo qualsiasi presunta next best thing di qualsivoglia nazionalità e genere. Ora invece preferisco farmi guidare dall’istinto e dall’esperienza.
Una copertina che mi ispira, una recensione fidata, un gruppo che conosco già, un genere da esplorare, something like this.

I Ministri
con TEMPI BUI sono stati davvero sintomatici nell’inaugurare il mio 2009, una specie di “profeti del durante” e con Bevo, Tempi bui e Diritto al tetto, si son fatti volere bene.
I Royksopp con JUNIOR mi hanno regalato alcuni piacevoli momenti di elettronica: Happy up here, The girl and the robot, This must be it e Royksopp Forever. Niente di fresco però, niente che faccia gridare al miracolo, nessuna Invaders must die, nessuna Stand up degna di simil-prodigiana menzione.
Gli Yeah Yeah Yeahs di IT’S BLITZ si sono confermati un gruppo difficilmente evitabile. A loro modo riescono sempre a farsi notare. Tuttavia si tratta di un album più gradevole che bello.Dente, ecco Dente forse è la vera novità di quest’anno. Se il 2008 è stato l’anno de Le luci della centrale elettrica, il 2009 potrebbe e avrebbe dovuto essere l’anno del fratello musicale di Brondi, ossia Dente. Considero La presunta santità di Irene una canzone che abbia ogni sacrosanto diritto per finire nella compilazione definitiva del 2009, come credo che siano splendide Quel mazzolino e La più grande che ci sia. Ciò detto, non credo sia niente di memorabile.
WEST RIDER PAUPER LUNATIC ASYLUM
dei Kasabian: d’accordo, Where did all the love go?, Underdog e Fire (più del terzo, i primi due) sono pezzi strepitosi, il resto -detto come va detto- è bella merda.
Il mio stimatissimo Ben Harper con WHITE LIES FOR DARK TIMES mi ha svenduto le belle ma troppo solite e scontate emozioni con Fly one time e Shimmer & Shine.
Dai PGR mi aspettavo molto, ma molto di più. Troppo poco Cronaca montana e le due Cronache di guerra per chi vent’anni fa scriveva Affinità e divergenze.
BACKSPACER
dei Pearl Jam non mi ha detto niente. Ma fondamentalmente il suono dei PJ, per dirla alla Lucaricchi, mi ha sempre detto “zero”.
Gli Arctic Monkeys hanno dimostrato solo una cosa con HUMBUG: ossia che a Sheffield e zone limitrofe è finita la birra e sono avanzati solo i resti del fusto dei Last Shadow Puppets.

Brunori SAS
è uno due tre passi rispetto a Dente. Lo voglio ascoltare fino ad esaurire le scorte di giudizio. La frase di Nanà, “nel mio mazzo di carte ho troppe figure e pochissimi assi” è la didascalia dell’anno musicale, nessuno davvero in grado di sostenere la sfida della memoria, di consacrarsi e consacrare questo anno, un anno orribile, a meno che non succeda qualcosa nei prossimi tre mesi.

Citazione importante: la prima strofa di Kimono dei Caduta Massi (GRAZIE ALL’INQUIETUDINE), comprensiva di intro caotico e attacco di chitarra sola dopo il primo ritornello non merita di valere solo 8 €. Altrimenti ci sono almeno dieci gruppi che quest’anno mi devono un sacco di soldi.

La raccolta THE DREAMS WE HAVE AS CHILDREN di Noel Gallagher è un gioiellino, poc da fer. Per la serie “vi faccio un best dei (cosiddetti) worst”.
Il live LES BAINS DOUCHES dei Joy Divison invece è un capolavoro. Disorder indiavolata vale tutto quel che possono valere i Joy Divison, nel bene come nel male. Ho imparato questo disco a memoria neanche fossero le mie generalità: A means to an end live era avanti almeno 30 anni. Se ora penso che c’è chi valorizza gli Editors mi viene male.

Mica facile classificare questa roba, mica facile metterli in fila.
A n’è mia facil.


Le 10 migliori foto dell'estate

Su consiglio di Emanuel Gavioli lancio questo sondaggio che trovate di fianco a destra.
Quali é, di queste dieci foto relative agli eventi più significativi di questa splendida estate, la migliore?
Qual'è la foto dell'estate 2009?
Votate!

Alcune doverose premesse prima di cominciare.
Le foto sono state scelte esclusivamente in base a criteri estetici ed affettivi ed ognuna di queste si riferisce ad un evento a sé.
Non più di un'immagine per evento.

Secondariamente non è voluto che siano (più) presenti alcuni soggetti piuttosto che altri.
Infine, di alcuni importanti momenti non sono presenti immagini (e mi riferisco alla borlengata da Gavioli e alla Festa a Bestia di Riccò). E' un peccato ma è così. O forse, considerando e ricordando la maestosità degli eventi è meglio così, è meglio che s'incamminino con pieno merito e a pieno diritto dritti dritti lungo i sentieri della memoria, già diventati strade della leggenda.

Pronti? Via!


I pazzi siete voi (by Fonzo), Fogliano, 6 Giugno 2009
Parto con un'eccezione alla regola. Questa immagine non è di questa estate ma risale a tarda primavera e ritrae un agitato Max Morini intento a urlare il suo disappunto verso il mondo. Non è una foto estiva, ripeto, ma ho voluto inserirla per alcuni motivi. Innanzitutto perché solo in una delle seguenti nove fotografie compare il Moro, e una sola sarebbe stata insufficiente per un personaggio fondamentale di quest'estate, e in secondo luogo perché la Grigliata dal Bomber -evento cui è riferita l'immagine- la ricordo con entusiasmo e dispiacere, ed entrambi i sentimenti si ricollegano allo stesso motivo: troppa birra. Una Disorder dei Joy Division me la passate come pezzo da ricordare in sottofondo?


Spark #1 (by Fonzo), Fuorano Modenese, 14 Giugno 2009.
Le seconde riprese del mediometraggio di Spark. Scatto alla banda di scagnozzi capeggiati dalla temibile quanto affascinante Valeria Green. L'immagine di una due giorni intensa e divertentissima con cui dare il via alle danze estive. Dovessi associare una canzone a questa fotografia, be', vi dico Roulette Dares (The Haunt of) dei Mars Volta e ringrazio Domenico Guidetti per l'imbeccata.



I noti scrittori emiliani (by Zeman), Pavullo n/F, 4 luglio 2009.
Il 'noto scrittore emiliano' Emanuel Gavioli e l'aspirante 'noto scrittore emiliano' Nicolò Gianelli. Questa foto è stata utilizzata anche come temporanea "locandina-facebook" di Emilia Ruvida. Ci fosse stata in sottofondo una versione acustica di Soft Shock degli YYYs sarebbe stata perfetta. a descrivere il momento.



Il GDM (autoscatto), San Dalmazio, 7 Luglio 2009.
Immagine che sancisce la nascita del GDM, acronimo che sta per "Gruppo della Madonna", o anche "Giovani di Merda". Ricorderò quest'estate anche per la malatissima idea di inaugurare le balle infrasettimanali, una di queste pigliata proprio in occasione della fondazione del Gruppo della Madonna. Forse Where is my mind dei Pixies ben s'addice al momento.



La vincitrice annunciata (by Zeman), Pavullo n/F, 11 Luglio 2009
In occasione del concerto dei Caduta Massi, Santu ed E brindano all'evento con tutto l'entusiasmo tipico dell'appena trascorsa estate frignanese. La premessa-immagine di un dichiarato delirio. Ho intitolato la fotografia in questo modo perché questa è chiaramente una delle potenziali vincitrici del sondaggio. Troppo facile la scelta della canzone da accompagnare alla visione della fotografia: Bevo de I Ministri.



FDB 2009 (by Panino). Pavullo n/F, 26 Luglio 2009.
Festa della Birra. Il grave errore dei gestori del 'Gazebo Rock' è stato quello di avere caricato il lettore di canzoni degli Oasis. La conseguenza intermedia è stata quello di trovare perennemente a banco due coglioni che sbraitavano ogni parola di ogni singola traccia. Il risultato finale, complice la connivenza dei gestori stessi, si è tradotto in una continuativa offerta di birre a gratis per i due eroi, i quali non hanno mai bevuto così tanto a sbafo in vita loro. Il tutto cantando Acquiesce e Supersonic.



Emilia Ruvida (by Elena Ravera), Duna del Tiepido, 27 Luglio 2009.
Molto difficile la scelta della fotografia da inserire in questa raccolta. Molto bravi entrambi i fotografi, l'Elena Ravera e Fonzo, e meravigliosi moltissimi scatti. Senza alcun narcisismo mi sono orientato su questa, per l'espressività, l'intensità, il momento. Dovessi pensare a una canzone per ricordare l'esibizione, non troverei niente meglio di Curami dei CCCP.



La spaventatissima (autoscatto), Barigazzo, 16 Agosto 2009.
Come da tradizione consolidata negli anni i superstiti ai 5 massacranti giorni della Festa dei Lamponi si ritrovano per la 'Cena dei Reduci' prima di congedarsi gli uni dagli altri e darsi appuntamento a più saltuari eventi. Più che una cena, l'ennesima occasione per dissanguare ogni bottiglia possibile, col risultato di cimentarsi in fotografie stupide ed inverosimili. Revolution 909 dei Daft Punk come insostituibile colonna sonora.



Spark #2 (by Laura Longo), Formigine, 27 Agosto 2009.
Cosa volte che vi dica? Saranno i personaggi ritratti, saranno i loro vestiti da yids, saranno la grana e il colore di questa fotografia, sarà stato il momento, ma io di SPARK+PRELUDIO - Last Set scelgo questa. L'incontestualizzabile Cavo di Elio e le Storie Tese è l'unica canzone che s'addice al momento, forse.



FAB vs Digos (by Zeman), Pavullo n/F, 4 Settembre 2009.
La serata che doveva essere il ritrovo dei festanti barigazzini è ben presto trasformata dalla Digos in una selvaggia caccia all'uomo culminata nella cattura dei pericolosissimi Berta, Zeman, Dom e Ile. Ma nulla, nemmeno la Digos può fermare la 'Festa a Bestia'. Qualcosa più di Police on my back dei Clash vi sembra appropriato per descrivere il momento?

Votate!

Thank you for the good times


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Non ho la presunzione di conoscere gli Oasis meglio di chicchessia, tuttavia non solo li ho ascoltati e suonati un numero spropositato di volte, immagazzinando quelle sfumature e quei dettagli tecnici propri del loro stile, ma si tratta anche del gruppo di cui possiedo il maggior numero di dischi, che siano album, singoli, inediti, bootleg, rare/fake, live, acustici, ibridi di ogni, e chi più ne ha più ne metta.
Solo se tirassimo in ballo Ferretti, i Litfiba, gli Afterhours, i Marlene, Elio, i Beatles, i Clash, o i Joy Division avremmo -all’interno del mio personale panorama musicale- qualcuno di altrettanto rilevante.
E non mi vergogno affatto a mettere i fratelli Gallagher al primo posto di questa mia classifica musicale e personale di gusto e affetto.
Dopo lo scioglimento, del quale non mi dichiaro affatto scontento, ho pensato di ultimare qualcosa che avevo sempre avuto intenzione di fare ma che prima, chissà perché, non avevo mai realizzato, ossia un compilazione spietata di quanto meglio sia stato da loro prodotto: un compromesso tra canzoni di cui sono sempre stato profondamente innamorato, classici irrinunciabili, cover straordinarie, gig acustiche di rara bellezza e sperimentazioni azzardate.
La selezione è stata possibile anche grazie all’aiuto di fratelli e sorelle mancunian-in-arms che sono stati al gioco attribuendo ad ogni canzone degli Oasis un voto di piacere e di merito, permettendomi di giudicare ogni cosa con attenzione e completezza. Ovviamente, qualora ci sia stato da fare scelte cruciali ed esclusioni, me ne son preso la pesante quanto piacevole responsabilità.
  1. Fuckin in the bushes. O si parte così, o non si parte.
  2. Acquiesce. Diciamocelo. Questo pezzo non mi ha mai fatto impazzire, però è il solo in cui sia Liam che Noel fanno da prima voce, rispettivamente il primo nella strofa e il secondo nel ritornello. Imprescindibile. Effimere le liriche “Because we need each other, we believe in one other…”. Be’, questo è ancora tutto da dimostrare, caro Noel.
  3. Wonderwall.Al mio primo maestro di chitarra dissi così:”Per la prossima volta io imparo il Gatto e la Volpe, così sei contento, vedi che mi impegno, che son sul pezzo. Se però, questo giro di merda di Do te lo eseguo magistralmente, tu dopo mi insegni Wonderwall.” Così fu. Fondamentalmente se suono la chitarra, il grosso merito va a questo geniale quanto banale incastro di accordi.
  4. Supersonic. Paradigmatico il video, girato sopra un palazzo che s’affaccia sulla stazione londinese di King’s Cross. Come a voler dire:”Veniamo dalla fatiscente Manchester, ci vestiamo male, la nostra tecnica è spazzatura ma ora guarderemo tutto il mondo dall’alto verso il basso.”
  5. Falling down - Chemical Brothers remix. Noel Gallagher ha sempre avuto una marcia in più. Compone un tema e poi lascia che le migliori scuole d’elettronica inglese se ne impossessino, che i Chemical Brothers e i Prodigy ne facciano remix e campionature, della serie:”Suono la chitarra in una rock’n’roll band, ma all’occorrenza potrei fare il dj in un rave a Brighton”.
  6. The shock of the lightning. L’esemplare dimostrazione di come fino al 2008 l’Inghilterra non abbia più visto un gruppo rock coi fantacazzi che sapesse suonare canzoni rock propriamente dette e non solo looppare le solite canzonacce di tendenza con cui i vari Franz Ferdinand, Bloc Party, Kaiser Chiefs del cazzo ci hanno defiitivamente rotto i coglioni. “Ciao, siamo gli Oasis. Noi abbiamo quarant’anni suonati ma facciamo cantare tutti gli stadi inglesi COME IN, COME OUT, TONITE!!! Voi altri invece fate cagare, e con un riff del cazzo ci tirate a campare. E avete vent’anni. Fottetevi, fottetetevi tutti.”
  7. Listen up. Se dei ciarlatani qualsiasi avessero mai scritto un pezzo così, a quest’ora forse conterei anche altri gruppi di riferimento nella perfida Albione. E invece stiamo parlando di uno dei tre b-sides di Cigarettes & Alcohol. Incredibile.
  8. The Masterplan. Dovevo scegliere tra questa e Don’t look back in anger. Ho scelto questa. E’ entrato in gioco l’affetto. La tirai giù ad orecchio quando avevo sedici anni (e neanche un torto) in maniera prima imbarazzante, quindi disastrosa e infine quasi pedissequa. Mi ha permesso di sopravvivere ai noiosissimi pomeriggi invernali della mia quarta liceo che altrimenti avrei passato a studiare improponibili autori latini. A ben guardare ci ho preso: di Petronio ‘Arbiter’ non ricordo un cazzo, The Masterplan la so ancora suonare alla perfezione. Evidentemente, se il test of time ha privilegiato il ricordo della seconda, un motivo c’è.
  9. Cigarettes & Alcohol. “Is it my imagination or have I finally found something worth living for?”
  10. The importance of being idle. Ditemi quel cazzo che vi pare, ma questa canzone è talmente patocca che da Londra a Middlesbrough avrebbe potuto scriverla qualsiasi infante chitarra-munito che avesse ascoltato almeno una volta nella vita I’m only sleeping dei Beatles (così da essere anche aiutato nello scrivere il testo). Eppure, non so com’è, ma ho l’impressione che solo gli Oasis avrebbero potuto renderla così bene.
  11. My generation (cover The Who). I sedicenti esperti musicali più di una volta hanno sentenziato:“Gli Oasis fanno cagare, non sanno suonare, fanno sempre le stesse quattro cazzate”. Benissimo, cosa dovevano fare per dimostrare il contrario? Dovevano coverizzare un pezzo impossibile degli Who? Riprendere un giro di basso supersonico di John Entwistle e cercare di velocizzarlo ulteriormente? Interpretare il cantato fuori tempo di Roger Daltrey in modo tanto fedele quanto originale (e già che c’erano spostarlo di tono così da rendere il tutto un po’ più dinamico)? Perfezionare l’incalzante batteria di Keith Moon? Be’, lo hanno fatto. Dico a voi, puristi e accademici dei miei coglioni: andatevene pure a fanculo. E tranquilli, che quelli che ascolto io raramente son dei cazzoni.
  12. (It’s good) to be free. Di diciassette tracce che sono state selezionate, questa è di sicuro la meno meritevole di comparire. Non fosse che una delle sue liriche dà il nome al primo live in vhs degli Oasis datato 1994, non fosse che “the little things they make so hAppy” sono sette parole sette così tanto stupide come altrettanto dirompenti, non fosse che l’intro e l’outro sono totally out of bound, non fosse che il riff del ritornello è superiore all’intera discografia degli Editors, non fosse che chiuderò questa tremenda sbabbelata con un’altra frase di questa canzone… insomma, non fosse per tutti questi particolari, sicuramente non l’avrei messa.
  13. I am the walrus. (cover The Beatles). Attualmente esistono pochi gruppi che sappiano reinterpretare i Beatles senza essere una fottuta cover band dei Beatles. Però no, non sono gli Oasis. Non so quali siano ma non sono gli Oasis. Sono gli Stereophonics, sono i Travis di merda, sono Pete Doherty e Carl Barat le poche volte che vogliono far trionfare i buoni sentimenti… Gli Oasis reinterpretano gli Smiths, ok? Reinterpretano i Jam del cazzo, va bene? Non reinterpretano i Beatles. Avete presente With a little help from my friends rifatta da Joe Cocker? Ecco, quel pezzo è un raro esempio di come sia possibile prendere una canzone dei Fab Four e migliorarla. Se esistesse una compilation di brani appartenenti alla stessa esclusivissima categoria, I am the walrus ne farebbe tranquillamente parte, con buona pace di John Lennon, Paul McCartney e di tutti gli elemntary-penguins-singing-hare-krishna di ‘sto cazzo.
  14. Whatever. Questa non è una canzone, questa è una preghiera.
  15. Columbia. Pezzo che da solo vale tutte le tracce, che so, di un Be Here Now qualsiasi. La più joydivisioniana tra le canzoni degli Oasis, forse la sola.
  16. Half the world away. Mi son stancato di parlare di Half the world away.
  17. Can you see it now. Una più che onesta chiusura post-rock per quella che molto, forse troppo, decisamente troppo, si limita ad essere la ghost track di Don’t believe the truth.
Nel raccogliere questi pezzi ho rivisto le copertine dei singoli, ho riascoltato per intero album che non inserivo nel lettore da una vita e mezzo, ho risuonato pezzi che m’hanno cresciuto, ho ricordato sentimenti che credevo sopiti. E’ stato un viaggio straordinario nella memoria, la mia, e nella musica, degli Oasis.
E’ profondamente ingiusto racchiudere 15 anni di carriera in 80 minuti.
Se non altro, in my mind there is no time.

Appendice.
Dall’album Definitely Maybe: Supersonic, Cigarettes & Alcohol, Columbia.
Dal singolo di Cigarettes & Alcohol (nonchè dalla raccolta The Masterplan): Listen up, I am the walrus.
Dal singolo di Whatever (nonché dalla raccolta The Masterplan, eccezion fatta per Whatever): Whatever, It’s good to be free, Half the world away.
Dall’album (What’s the story) morning glory?: Wonderwall.
Dal singolo di Some might say (nonché dalla raccolta The Masterplan): Acquiesce.
Dal singolo di Wonderwall (nonché dalla raccolta The Masterplan): The Masterplan.
Dall’album Standing on the shoulder of giants: Fuckin in the bushes.
Dall’album Don’t believe the truth: The importance of being idle, Can you see it now.
Dal singolo di Songbird: My generation.
Dall’album Dig out your soul: The shock of the lightning, Falling down.
Memorandum.
Fa paura pensare che il singolo di Whatever (pezzi contenuti: 4) conta 3 pezzi all’interno di questa selezione. Fa altrettanta paura pensare che The Masterplan è un lato b del singolo di Wonderwall. Fa ancora più paura pensare che The Masterplan, raccolta di b-sides ne conti 6, il doppio dei brani di Definitely Maybe, tanto per gradire.

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