Irlanda, appunti di viaggio - Vol.3

A BATH IN THE OCEAN - EMOTIONAL LIFESTYLE

Accomodati sul traghetto, Bomber sbabbela circa la sua incredibile e puntuale pianificazione del viaggio:"Tutti possono organizzare un tour, ma chi è in grado di garantire che non ci siano tempi morti, come ho appena fatto io?”, e spiega “a sommi capi” come sia stato possibile raggiungere il molo nei ultimissimi minuti di recupero:”Semplice, Zeman, un emiliano accelera anche dove un milanese frenerebbe!”.

Nonostante il clima sia mite, il sole sia ancora alto e la brezza sia quasi evangelica, tollero con sufficienza questo -seppur breve- viaggio in ferry boat. Io ho il fisico da pedalò di Riccione, e il passaggio tra Mare Nostrum e Oceano Atlantico è parecchio brusco.

Ec bel ragasol

Ci avviciniamo all'isola di Inishmor e sbarchiamo. 
A parte il vento che soffia a forza Milan, il primo pensiero va ad una serie tv di qualche anno fa, chiamata Harper Island. 
Una coppia decideva di sposarsi in un isola dell'Atlantico, sulla quale erano stati invitati parenti e amici vari. Poco alla volta venivano tutti uccisi, one by one. Ecco, come idea della location, ci siamo.

Postato a caso senza nemmeno vederlo, troppa fifa.

Il Bombardiere non ricorda il nome dell'hotel e si lamenta del fatto che io abbia lasciato in macchina la stampa delle generalità dell'albergo.
"Ragazzi, è un casino: non mi ricordo come si chiama l'Hotel!"
Io e Mandela (che d'ora in poi, tanto per confondere le acque, chiameremo "Bonetti"), quindi, io e Bonetti, lo interroghiamo e cerchiamo di rassicurarlo.
"Ma come hai fatto a dimenticarti il nome dell'hotel? Ne hai prenotati tre in tutto! Non dev’essere così difficile cercare di ricordare tre nomi”
“Eh, ragazzi, non vi ho prestato troppa attenzione! Se tu, Zeman, non ti fossi dimenticato la documentazione in macchina...”
Allora gli rispondo per le rime:”Bada bene, Bubu, che qui non siamo mica in Riviera. Ci saranno otto alberghi, contando anche quelli che hanno chiuso bottega negli ultimi vent'anni! Figurati se non lo troviamo!”

Nel frattempo lo scenario è questo

Entriamo nella prima locanda wifi-dotata così che Bomber possa risalire al nome dell'hotel.
Ebbene, dopo qualche minuto, la connessione internet emette la propria sentenza:”Aran Islands Hotel”.
Io e Bonetti non vogliamo crederci: il Bombardiere aveva tirato su una ferla fuori da ogni grazia di Dio perché non ricordava questo nome. Mi vengono in mente parole che nella Bibbia non ci sono ma le tengo per me, ripeto, l'uomo-Bomber è sul conflittuale, va accettato così com'è: far le camicie ai gobbi resta un mestiere difficile.
Raggiungiamo il nostro alloggio e, appena entrati, sfoglio un orrendo opuscolo in cui pubblicizzano l'organizzazione di matrimoni. Proprio qui. Allora lo fate apposta! Altro che Aran Islands, questa è Harper Island.

Su gentile concessione della rete

Ci sistemiamo e siam pronti a cenare nel ristorante dell'albergo. Dopo due giorni full gas a livello economico, vorremmo che stasera fosse la serata “cheapermen” e riusciamo a contenere la spesa della cena ad 80 euro, con commento a margine del Bomber:”Alla fine, per una cena a base di pesce, 80 euro van benissimo!”. Filologia secca.

Ho mangiato bene, la location merita, la serata promette bene e la compagnia è eccellente. Tuttavia, non so per quale ragione, accuso una forte mancanza dell'Italia. Non è solo la gente vestita di merda (un italiano non riuscirebbe a conciarsi così male nemmeno al buio), è anche non sentire i grilli che cantano la sera, non veder nessuna collina di viti nei paraggi o aver un'improvvisa e incontenibile voglia di una spritz. Che ci volete fare? Sono un paisà come tutti quanti!

Usciamo e ci dirigiamo verso il centro di Kilronan.
Bomber è ancora carico per la cena e ne vuole assolutamente parlare con suo padre, Il Vecchio Leone. Prende il proprio cellulare anteguerra e intavola una discussione continentale con il Tugnoli Senior:”Vecchio Leone, qui ti piacerebbe, il posto è bello e fanno dei granchi giganti, sono GRANCHI ATLANTICI!” Poi, conclusa la surreale telefonata, incontra sulla propria strada tre coppie di anziani appena usciti dal ristorante, batte le mani, solleva le braccia e, ancora carico dall'esperienza dubliner domanda loro:”Hey guys, let's go dancing?!?”

Ma lo show è appena iniziato e il video che segue si commenta da solo.

Fabio Tugnoli: Emotional lifestyle

Decidiamo di rientrare non tanto perché Bomber è zuppo ma perché il portiere dell'albergo ci aveva avvertito di due grandi feste che si sarebbero tenute presso il salone dell'hotel.
In realtà tutta 'sta samana non la troviamo, ma riusciamo a comunque a importare il concetto di fab sulle isole Aran.
Mentre Bonetti persevera con le “mandelate” (voce del verbo “mandelare” ossia attaccare pezza tirando in ballo Mandela, qualsiasi sia il malcapitato) e il Bombardiere smazza birre e intavola discorsi di circostanza con chiunque gli si pari davanti, io esco un attimo a fumare. Qui è incredibile, saranno le undici di sera e c'è ancora un bagliore di luce. Non c'è freddo, o meglio, non c'è freddissimo, l'estate qui è come i granchi: ATLANTICA!


PEZZE ATLANTICHE

Accanto a me c'è un gringo, uno straniero, mi chiede:”Man, come va?” e mi attacca pezza. In verità è un vecchio di merda completamente sbronzo che sbiascica parole a caso. È ridotto così da paciugo che non riesce nemmeno a fumare. Mi chiede da dove veniamo e, as usual, rispondo:”Italy”.
Sorride e se ne esce con uno sbagliatissimo:”Fourth world”.
Gli domando di lui e scopro che è un pescatore, viene qui a sbronzarsi tutte le sere e, sopratutto, non è mai stato in Italia. Gli chiedo se uno del quarto mondo possa offrirgli una sigaretta e lui, di buon grado, accetta. Continua a bofonchiare ma sono esperto quanto basta in materia di “chiodi da sbronza”, da sapere di poter andarmene alla chetichella e che il fisherman non lo considererà come un gesto di maleducazione né se ne ricorderà l'indomani mattina.

Tuttavia la sagra dei casi umani non è ancora finita e, alle tre del mattino il Bombardiere mi scarica sulla spalla un tizio di Cork. Stessa musica introduttiva, domanda paese di provenienza ed io, dopo aver risposto “Italy”, specifico “North of Italy” per metterlo in una migliore disposizione nei miei confronti, che la fola del Fourth World mi ha lasciato un po' interdetto. Dico “Bologna”, “Modena”, ma niente. 
“Maranello, you know?”. Apriti cielo. Partendo dalla Ferrari l’omino di Cork comincia a sbabbelare di stile e motoristica italiani. E ne sta parlando con ME, che di macchine non ho mai capito un cazzo, con ME, che non saprei distinguere un motore da un mappamondo. Penso che sia davvero buffo. Quando andrò a casa e mi chiederanno che cosa ho fatto sulle Isole Aran, risponderò di aver parlato di motori, di cosa sennò?
Il ragazzo mi spiega che la motoristica italiana è eccellente, che lo stile non si discute ma che tutto il resto fa cagare. Ride e dice che dovremmo produrre automobili insieme ai ze germanz.

Ze germanz

Mi strozzo in bocca un “fuckin idiot” e continuo ad ascoltarlo. “Fix it again tomorrow”. Non capisco cosa abbia voluto dire e gli chiedo di ripetere. “It's what FIAT stand for! Fix It Again Tomorrow!”. 
“Aggiustala un'altra volta domani”: capisco una mazza di macchine, ma ci avete preso. Dovevo venire sulle isole Aran per aver una perfetta definizione delle FIAT...


OTHERWORLDINESS

Ci svegliamo un po' frastornati dalla serata appena trascorsa.
Carta “cheapermen” ce la siam giocata male.
Carta “a letto presto stasera” anche.
Carta “non ci sbronziamo” idem. Anzi, delle due, l'una: siamo molto più vicini al concetto di “ubriachi 24H” che ad una semplice parvenza di sobrietà.
Carta di credito del Bomber: non al livello del “black friday” di Dublino ma poco ci cala.

Noleggiamo le bici e decidiamo di esplorare l'isola: sarà uno dei più bei giorni della mia, e forse della nostra, vita.

Una delle migliori biciclettate ignoranti evah

Il paesaggio è inenarrabile, sembra di essere su un altro pianeta. I muretti a secco che nel Connemara -causa le punte di velocità che quello scellerato di Bomber toccava con la macchina- avevo solamente avvistato dal radar di bordo, qui mi scorrono vicini e sono a portata visiva e tattile. Sono bellissimi: un'opera d'arte semplice ma, al contempo, maestosa. 
Intorno, campi, quasi tutti frazionati da queste sottili e minute muraglie. 

Bello davvero

Mi domando come sia possibile che siano state in piedi tutto questo tempo senza mai crollare su loro stesse. È davvero come se la natura, riconoscente all'uomo dell'impegno e del rispetto della bellezza, gli abbia condonato la costruzione di queste sottili tramezze di sassi e pietre in mezzo al verde.
Ammiriamo le case dei pescatori, ognuna di un colore diverso, una azzurra, una viola, una rosa, così che dal mare ognuno di loro possa riconoscere la propria e sentirsi meno solo, così come rimaniamo colpiti dalle loro tombe, su cui, di contrappasso, i cari hanno appoggiato conchiglie, affinché l’oceano faccia parte di loro nella morte come ha fatto quand’erano in vita. 
Su altre, ma questo nessuno ce lo spiega né noi siamo troppo indiscreti nel domandarlo a chicchesia, ci sono delle schegge di vetro, di diverso colore. Chissà, forse erano sbronzoni e questi sono i resti delle loro ultime bocce.

Daje Varenne!

La giornata è splendida, il sole è alto e caldo, riusciamo ad abbronzarci: da non credere.
Tuttavia, non so, è come se dovessi rivisitare la mia teoria per cui l'Irlanda è uno stato mentale ancor prima di essere uno Stato di diritto. 
Forse è più corretto dire che l'Irlanda sia uno stato d'animo, perché sì, anche in questa bella giornata soleggiata, l'atmosfera sembra comunque pervasa da un senso di malinconia, di tristezza costante. Bonetti indovina la giusta definizione:”Qui è sempre una festa sospesa” e ha ragione. Da par mio percepisco un senso di forte contrasto tra la gioia e la goliardia dei pub di Dublino e questo scenario, in cui, d'accordo, è tutto magnifico, ma è attanagliato da un sentimento di grigiore che nasce dal profondo dell’anima di questa terra. Mai sentito così: è un'emozione insolita che non so raccontare, ma che forse trova proprio in questo mistero il suo più autentico significato. Se mi dessero un euro per descriverla con un aggettivo direi “incantata” nella sua accezione più vera. O “fatata”. Oppure andrei in prestito di una parola che in inglese indica un sentimento del genere e ne rende decisamente meglio l’idea: otherworldliness. Tra me e me sorrido perché chissà dove io posso aver pescato una parola così, quando in realtà l'ho letta in uno status del telecronista sportivo Pierluigi Pardo.

Bomber, in un raro momento di sensibilità, non ha fatto altro che dire che le parole giuste fossero:"Velocità e lentezza" e trovava in questa canzone la sua declinazione migliore.

Visitiamo un'antichissima fortezza dei first men che vissero in quest'isola, su scogliere altissime che mettono le vertigini e ammiriamo l'oceano che, quando non è frastagliato da questi immensi speroni che si levano dall'acqua, s'addolcisce su spiagge che sembrano d'argento.
Il Bomber riesce a farsi compatire inscenando un falso tuffo. Le stesse persone che avevano assistito al suo bagno nell'oceano lo riconoscono:"You are the swimmer!", e gli credono quando dice loro che si tufferà:"I do believe you!"

Il Bombardiere nel riuscitissimo tentativo di nascondere una turista


WHERE TO?

Dopo aver concluso il nostro giro ciclo-turistico e aver sudato tutto l'alcol bevuto la sera prima, concludiamo la scampagnata e viriamo verso un bar prima di imbarcarci sul traghetto che ci riporterà sulla “terra ferma”. Bonetti incappa nel suo classico momento di lost in translation, chiedendo alla bartender una Guinness con “Black orange juice”, quando in realtà voleva una birra con l'aggiunta di blackcurrant, una tipicità locale. Nell'arco della vacanza non è né sarà la sola volta che ci fa ridere. 
Chiedendo la password per la wi-fi dell'hotel sulle isole Aran, aveva capito alla reception che le lettere da digitare dovessero essere maiuscole, cioè“caps lock” quando invece le parole corrette erano “capital letters” e a Galway avrebbe chiesto un “hair-dresser”, un parrucchiere, al posto di un "hair-dryer", ovvero un phon...

Sbarchiamo, derubrichiamo le Isole Aran dalla mappa di viaggio e partiamo alla volta di Galway per l'ultima notte in Irlanda.
Colonna sonora del Bombarolo e alla prossima puntata, l'ultima di questa infinita saga.

L'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale



Irlanda, appunti di viaggio - Vol.2

DUE WEST

Il sabato è giornata di trasferimento, si noleggia la macchina e si va ad Ovest, direzione Galway e da lì Isole Aran.
Le lande che attraversiamo sono desolate ma hanno un loro perché: un po' Brianza e  un po' -immancabilmente- Devonshire.
Per almeno una cinquantina di chilometri rimango convinto che la città indicata in tutti i cartelli di uscita sia Amach, fino a quando non realizzo che "amach" altro non è se non la parola che sta per "exit" in gaelico, non tanto lingua che gli irlandesi si piccano di parlare (come credevo) ma che gode di una propria ufficialità e che in un alcuni paesi viene preferita all'inglese/irlandese; per capirci: è come se in Italia si praticasse regolarmente l'uso del latino a fianco dell'italiano.
La colonna sonora selezionata dal Bomber è piacevole nonostante mi sentirei di definire sensazionale la sua ignoranza musicale. Secondo lui, infatti, ne "Il Cielo d'Irlanda", ci si riferisce distintamente ad un presunto Re, tale Tzingali (se io e Mandela intendiamo correttamente lo spelling), per la precisione "Tzingali 'u Re", quando anche un bambino al suo primo ascolto capirebbe al volo:"zingari o re". 
Vabbè, dettagli.

"Dal Donegal alle Isole Aran, e da Dublino fino al Connemara,
dovunque tu sia, viaggiando con TZINGALI 'U RE".

Transitiamo per Galway, oggi solo tappa di passaggio, dove torneremo una volta visitate le isole Aran, e capitiamo nelle zone industriali e periferiche. Per quanto questi quartieri, anche quelli residenziali, risultino puliti e ordinati, mi riempiono di una tristezza infinita. Le case sono tutte uguali, l'una attaccata all'altra, spostate solo di qualche metro in avanti o indietro: mancano proprio di fantasia e buon gusto.
Fortunatamente però, fuori qualche chilometro, al grigio della città si sostituiscono il blu del cielo terso, il verde della campagna intorno e il viola delle panchine a lato strada: tutta un'altra atmosfera; l'aria non sa più di diesel e morte ma di vita, di mare e di fritto.


Siamo in good time e, just in case, ci fermiamo a chiedere indicazioni per Rossaveel (o, in gaelico, Ros ‘a Mhil), luogo d'imbarco del traghetto per Kilronan, il villaggio più popoloso delle isole verso cui siam diretti. Il Bombardiere ne approfitta per un snack dei suoi: chicken breast, patatine, caramelle, qualcos’altro e Sprite. Rientra in macchina con la self-confidence di chi s'appresta a percorrere la strada dell'orto, mette il pollo che gli è avanzato nel cruscotto e dichiara:"Siamo in perfetto orario, tra un quarto d'ora siamo arrivati".


LOST IN CONNEMARA

Enjoy Connemara

La strada e lo scenario sono incantevoli. 
Dapprima il paesaggio si disegna di brughiere, colline brulle appena accennate e delicate pendenze ricoperte da boschi, di cui il tocco dell'uomo ha rispettato, con un insolito giudizio, la bellezza, separandole dalla strada con muretti a secco avvolti dall'edera che, pur nella loro irregolarità, appaiono davvero armoniosi. Poi l'ambiente muta, la natura si fa più viva e rigogliosa e, tra declivi verdeggianti e lucenti specchi d'acqua, corrono branchi di cavalli e pascolano mandrie di pecore segnate di rosso e di blu (non so perché ma questo particolare mi colpisce: come rovinare la magia con sole due mani di colore).
Al netto di questi ovini transgender, mi sembra di essere dentro a "Il Signore degli Anelli", m'aspetto che da un momento all'altro saltino fuori Aragorn, gli elfi e i cavalieri di Rohan. 

No, questa foto non l'ho fatta io, andavamo troppo veloci per avere questa visuale.
L'immagine però rende benissimo l'idea.

Figuriamoci però se non riusciamo a metterci in un qualche modo nei guai. 
Sono ormai infatti passati tre quarti d'ora e dell'oceano non v'è traccia; al Bomber sovviene un ragionevole dubbio:"E se avessimo sbagliato strada? In teoria dovevamo già essere arrivati!"

Freno a mano in una piazzola di sosta, breve conciliabolo tra me, Mandela e Bomber, sguardo alla mappa e si volta gallone. Ci rendiamo conto di aver bellamente smarrito la trebisonda e attribuiamo al primo bivio sbagliato il peccato originale cui imputare il primo fallimento dell’Organizzazione Tugnoli.
We’re lost in Connemara, definitely.
Non siamo più in perfetto orario, anzi. Sono le cinque e tre quarti e dobbiamo percorrere circa una quarantina abbondante di chilometri, alle sei e mezza parte il traghetto.
Senso di impotenza, scoramento, nessuna connessione dati, insulti al tizio del chicken breast che ci ha mal consigliato: non ce la faremo mai, tutto ci dice male e a Fabione è pure passato l’appetito.

Sul perché Bomber fosse intenzionato ad andare a Clifden... Dio t'al déga. 


L'ORGANIZZAZIONE TUGNOLI

Nonostante il tempo stringa e la strada sia sconosciuta, il Bombardiere non getta la spugna e spinge la macchina full throttle, smarrendo totalmente (ammesso che ancora ce ne sia) il timore della guida a destra che inizialmente ci aveva spaventato. Io e Mandela siamo terrorizzati dalla sicumera che il nostro amico ostenta al volante: io riesco a contare i peli delle pulci nei cespugli al bordo della strada mentre Nelson, più che essere preoccupato per la nostra integrità fisica, lo è, “giustamente”, per le condizioni della macchina che, solo per carità di patria, ha ancora tutte e quattro le ruote al loro posto. Qualsiasi critica proviamo a rivolgergli, la sua risposta è sempre la stessa:”Non rompete il cazzo, guardate che bel paesaggio, enjoy! Enjoy Connemara!”
Perché sì, stiamo visitando, seppur ad un’insostenibile velocità di crociera, una regione da cui non saremmo nemmeno dovuti passare: il Connemara. 
Lo scenario è indescrivibile e provo a scattare qualche fotografia ma l’andatura del Bomber è troppo elevata; faccio appena in tempo ad accorgermi di come il territorio sia cambiato, cedendo il passo a torbiere, massi e nuvole basse.

Cominciamo a vedere qualche casa, ci stiamo avvicinando a Rossaveel, abbiamo i minuti contati ma, se tutto ci dice bene, potremmo avere qualche chance di imbarcarci. Elaboriamo un piano da “fuori in trenta secondi” e, appena avvistato il parcheggio, ci infiliamo nel primo posto libero (botta di culo tremenda, il più vicino al capanno dove ritirare i biglietti), e ci dividiamo i compiti. Mandela vola verso il traghetto, pronto ad imbastire una sceneggiata napoletana affinché non salpino, Bomber recupera i tickets e io porto le valigie, rimanendo a mo’ di elastico tra i due. 

La scena è memorabile, di quelle che racconterò ai miei figli, ai miei nipoti e a tutti quelli cui, da sbronzo, attaccherò dei chiodi esagerati alle tre del mattino.
Mentre Madiba, avanti a noi di un qualche centinaio di metri, raggiunge l’imbarcadero, io accompagno con lo sguardo la tragicomica corsa del Bomber, il cui affannoso moto è degno della migliore commedia all’italiana. 
Perde le brache, le mutande, chiede aiuto, gli cadono a terra i biglietti e rischiano di volargli via, riusciamo a fermarli con il piede prima che il vento li trascini con sé, ripartiamo, corriamo a perdifiato, Bubu riperde i pantaloni, sghignazza di gusto, sghignazza istericamente, poi, finalmente, arriviamo al pontile cui è attraccato il nostro battello. I due marinai all'imbarco, dopo aver assistito alla tragedia umana di cui ci eravamo appena resi protagonisti, ci guardano con compassione e ci suggeriscono di tenere al sicuro i biglietti di ritorno, data la fortuna che avevamo avuto nel non regalare all’oceano quelli d’andata.

Un eroe dei nostri tempi

Siamo miracolosamente a bordo: come ce l’abbiam fatta rimarrà per sempre un mistero della fede.

Siamo pronti a diventare, per qualche giorno, "Men of Aran"

Irlanda, appunti di viaggio - Vol.1

PREMESSA

I miei due compagni di ventura si sono addormentati non appena l'aereo è decollato da Dublino ed è forse stato l'unico momento, notti comprese, in cui sono stati contemporaneamente in silenzio per più di mezzora. Io ho infilato le cuffie, tirato fuori il taccuino e messo ordine agli appunti di viaggio raccolti nei quattro giorni di vacanza appena trascorsi. 
La hostess ha appena comunicato che, nonostante il ritardo iniziale di quattro ore (esticazzi), il volo s'è regolarmente svolto nelle due ore e venti previste e stiamo per atterrare a Pisa.
Che peccato, proprio ora che, superato l'impasse dell'incipit, avevo trovato il filo d'Arianna che teneva insieme i miei pensieri confusi, e la penna, nel dar loro una forma scritta, scivolava via da sola nel raccontarli.
Che peccato dover già sbarcare, potrei vergare parole fino a domattina, until the morning light, come cantava Noel Gallagher in una canzone il cui titolo, Talk Tonight, ben rispecchia -al netto di qualche più o meno accidentale lost in translation-  il mio stato d'animo.


Già, che peccato. 
Non sarebbe passata più di un'ora prima di rinnegare questo rammarico, ma ancora non potevo sapere cosa ci stava aspettando nei cieli di Pisa.


HAI VISTO MAI?

Descrivere un viaggio a Dublino e in Irlanda è inutile, più che difficile. 
Ci son state pletore di scrittori, poeti, cantanti e bloggers più o meno bravi che ci hanno già provato prima di me, e altri ancora che lo faranno. Proprio per questo conviene raccontare altro e prendere alla lettera le parole che il capogita Bomber era solito ripeterci ad ogni piè sospinto:"Io non vi organizzo un viaggio, vi regalo un'esperienza", e dipingere quindi il quadro di questi quattro giorni lasciando all'Irlanda la parte, non meno nobile, della cornice. Che se è vero, come è vero, che le esperienze si misurano in emozioni e sensazioni, io a queste non dovrei dedicare solamente un articolo del mio blog, ma un'intera ala della biblioteca di Alessandria. 

Immaginatevi di ascoltare la voce di Bomber al posto di quella di Buffa e di leggere "Io non vi organizzo un viaggio, vi regalo un'esperienza" invece di "I Mondiali hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno quelli di chi verrà". Come idea di didascalia ci siamo.

Comunque sia, tolta la caldara del viaggio di avvicinamento all'Aeroporto di Pisa, gradevole solamente nel brevissimo periodo in cui il Bombardiere ci ha dato tregua tacendo per dieci minuti scarsi, l'imbarco e il volo sono abbastanza tranquilli. Viaggiare in aereo non mi piace, anzi, mi spaventa proprio e guardare verso il basso fuori dal finestrino mi mette a disagio. Tuttavia è una giornata serena e stiamo sorvolando Toscana e Liguria: difficile non avere un balzo al cuore nello scorgere le Alpi Apuane che magnificenti svettano sopra il mare della Versilia e, poco più a occidente, realizzare che le Cinque Terre sono un luogo in cui acqua, terra e cielo si incontrano quasi per magia dando vita a qualcosa di inspiegabile e meraviglioso allo stesso tempo. 

Hai visto mai… il primo sentimento di stupore misto a immediata nostalgia è dedicato al mio paese, al paese cui, seppur solo per qualche giorno, sto preferendo una scappatella irlandese.
Poi, al di là dell'arco alpino, la Francia vista dal finestrino dell'aereo è come ascoltare all'infinito "Meraviglioso" cantata dai Negramaro: bellissima ma di una noia mortale. Me ne convinco sempre di più: a questi hanno dato i campi di lavanda della Provenza e gli Aristogatti. Fine. La Francia è un esercizio di stile anche a millemila piedi di distanza.
Attraversata la Manica, per il Bomber è tutto Devonshire.

"Zeman, cosa vedi?"
"Campi. Colline basse e campi, tanti campi".
"Allora è il Devonshire".

E potrebbe davvero essere il Devonshire, non fosse che lo stesso dialogo si ripete sistematicamente ogni tre, massimo quattro minuti.
Poi, piano piano, superata l'immensa campagna del Devonshire che, davvero, sembrava non finire mai, avvistiamo Dublino, che ci accoglie sul far della sera, fresca e umida.


A NIGHT IN DUBLIN

Premetto che per descrivere Bomber non posso far altro che andare in prestito della favella dell'Avvocato Buffa, e lo farò. 

The King in the North

Sia io che l'altro compagno di viaggio, che per "esigenze formali e narrative" chiameremo "Nelson Mandela", ci accorgiamo illico et immediate che a Dublino il battito cardiaco del Bombardiere è differente e, fin dall'autobus che ci porta in città, mostra, indica, spiega, coinvolge, sembra un'audioguida. Sul perché faccia tutto questo in vernacolo toscano... non datur. 
Si muove per piazze e strade come fosse nel salotto di casa, del tempo che ha vissuto qui conserva quella lucidissima memoria muscolare che muove i suoi passi attraverso le strade e i quartieri di Dublino ma, soprattutto, che muove i nostri all'interno di una galassia di pub, da quelli più famosi in Temple Bar a quelli più laidi lungo le viuzze che tagliano la città. 
Con sguardo ribaldo e senza nemmeno mettere la quarta, entra nella fase “Got an idea, fuck'n idiot!”, e decide di attaccare nottetempo la città, offrendoci giri di pinte come se non ci fosse un domani e mettendo tutto sul “suo” conto, dove “suo” va letto tra mille virgolette.
Dublino è il suo regno: “The King in the North" è tornato a casa.
Tra una cazzata e un'altra (c'è Cisco che passa in bagno un eternità), il bilancio della prima sera è di 80 euro persi non si sa come (miei, tutti miei), un bicchiere spaccato (dal Bomber, non sarà l'ultimo), un esercente turco preso a male parole perché le patatine non erano salate e un negraccio che, poveretto, ci ha dovuto trainare in hotel con il ciclotaxi per almeno mezzo chilometro, per tre euro e cinquanta, ossia metà di quello che normalmente avrebbe richiesto.

Della città in sé non mi rimane tanto se non l'atmosfera dei pub che però, in verità, trovo molto commerciale, molto turistica. Del resto però, se vogliono sbarcare il lunario, bisogna che anche da queste parti vendano l'anima a chi ha le tasche piene di euro o a chi, come me, è Dottore e "ha l'obbligo morale di vivere al di sopra delle proprie possibilità".


A TRIP WITH THE KING IN THE NORTH

Dedichiamo la mattina successiva alla visita della città e, fortuna che l'ottima compagnia me la fa passare, perché fondamentalmente Dublino è una bella tritata di maroni.

Saint Stephen's Green
  • Saint Stephen's Green: un parco bello, ben curato ma triste. Paradossale perchè di uno spazio così verde il colore che mi rimane in testa è il grigio.
  • Queen of Tarts: Mandela ha la formidabile idea di colazionare con salmone alle dieci e mezza del mattino. Bene ma anche no.
  • Jesus SuperChrist Church, o con questo nome ci piace ricordarla: non ho annotato se si tratti della prima chiesa che abbiamo visto o della seconda, sconsacrata, all'interno della quale è stato ricavato un pub caratteristico dove ci siamo fermati per uno spuntino pomeridiano e qualche giro di birre. Primo caso: niente di chè; secondo caso: bene bene.
  • St. Patrick Cathedral: al di là dell'estetica e delle surreali ipotesi di Mandela circa la commistione tra stile gotico e romanico, va a referto solamente perché di due ragazze vestite con costumi di scena intente a recitare, una è tale quale a Sansa Stark. Cerchiamo di fotografarla insieme al nostro Stark, il Bomber, The King in the North, ma ormai è tardi e ha smesso i panni della teatrante: Sansa Stark ha finito il turno.

Winter is coming

  • Dublin Castle: bene ma non benissimo.
  • The Spire: un immenso ago che svetta in mezzo a Dublino: parliamoci chiaro, 'na merda.
  • Penney's: for typical fuckin Dublin shopping. Compro la maglietta che mi salverà la vita nei giorni che sarebbero venuti e tre paia di calze, di quelle che i vucumprà non trattano più.
  • Trinity College: un college.
  • Un Centro Commerciale con tutte le attività chiuse.


La Guinness Store House merita un capitolo a parte.

"Oh, Zè, hai visto le botti?"
  1. Scena. La ragazza cui chiediamo i biglietti è molto kind, ci guarda e ride. Mentre Bomber chiede informazioni di vario titolo, Mandela mi guarda:”Ma cazzo ride, guardala Zeman, che cazzo ha da ridere?”. Lei continua a studiarci, a temporeggiare con Bomber e a sorriderci. “No, davvero, Zeman, cos'ha da ridere?” Poi Bomber domanda il conto dei tre biglietti e lei lo interrompe:”Where are you from?”. Rispondiamo d'essere italiani e lei conclude nella lingua di Dante:”Allora sono 54 euro”. La ragazza è di Verona e aveva riso tutto il tempo perché aveva capito ogni parola che avevamo pronunciato, specie quelle riguardo a lei. Specifichiamo di essere di Maranello, paese che lei non conosce. Oh zia, è quasi la Capitale, cazzo hai ridere?
  2. Il tour del museo è  da “zero a zero”: l'unica parte interessante è quella su cui i miei compagni di viaggio mi costringonono a soffermarmi ossia la costruzione delle botti. Non so perché ma me lo ripetono cinque volte, prima che, estenuato, decida di approfondire la cosa. In effetti è l'unica cosa che salvo della visita.
  3. Alla fine della fiera paghiamo 18 euro per una Guinness sul terrazzo da cui si vede la Capitale in tutta la sua estensione. Capiamo che, se è la stessa musica, possiamo bellamente saltare il giro al Jameson Distillery.

Il clima irlandese si spiega con un adagio che, in un'altra vita, ho sentito a Liverpool:”Non ti piace il tempo? Aspetta cinque minuti: probabilmente cambierà.”. Infatti l'Irlanda più che essere uno Stato di Diritto, è uno stato mentale. Al sole s'alternano improvvise folate di pioggia che, oltretutto, colpiscono di stravento. Mi ero sempre ripromesso che, prima o poi, con la mia giacca anti-tutto della Quechua ci sarei andato in giro e, mai come ora, sono felice di averlo fatto. Il Bombardiere invece è a proprio agio, ben tollera l'incostanza del cielo, sarà che, come uomo, “è sul conflittuale”, e ben si identifica con le mutevoli condizioni meteo di questo paese.

Nel rientrare in hotel incontriamo alcuni ragazzi in attesa di entrare ad un concerto. Ci ripassiamo davanti quando usciamo e riconosco la voce del cantante: è quella di Matt Berninger. A nemmeno cinquecento metri di distanza, oltre un muro e probabilmente dentro un parco, stanno i suonando i National. Mi mangio le mani per non aver avuto nemmeno il pensiero di informarmi circa l'eventualità che ci fossero concerti a Dublino. 
Da segnare tra i to do's della prossima trasferta.

Next time, Matt. Next time


HEY GIRLS, LET’S GO DANCING?

La serata è corsara. Entriamo in ogni pub che abbia almeno tre scranni liberi e ci premuriamo di finire tutte le pinte che il Bomber, con consumata tranquillità, continua a mettere sul nostro tavolo e sul proprio conto. Il dispiacere di aver mancato il concerto dei National passa in cavalleria quando la band del locale suona gli accordi di Wonderwall e Don't look back in anger: bene bene. Mi rimarrà sempre in testa anche una straordinaria esecuzione acustica di Wrecking ball di quella cagna di Miley Cyrus: come può anche solo venirti in mente, mio caro musicante di Dublino, di interpretare una canzone così bella ma di così elevata difficoltà?


Invece, a costo di essere impopolare tra amici e conoscenti vari, le tradizionali ballate irlandesi mi fanno veramente cagare, sono insopportabili. Più che ascoltarle è piacevole vedere le ragazze del posto che riescono a danzarle con la pinta in mano senza nemmeno versarne un goccio per terra.

Conoscere ragazzi e ragazze è molto facile. Se c'è chi attacca bottone tirando in ballo Mandela, io vado sicuro con i weltmaisters tedeschi e con la nutrita schiera di scousers (con cui, da bravo milanista, pesco dal cappello alcuni ricordi in comune di cui chiacchierare). Tuttavia se il Bombardiere padroneggia egregiamente la lingua del pardo Shakespeare, il mio concetto di rem tene verba sequentur è da rivedere: è un sì, ma con diverse sfumature di grigio. Capisco il 90% di quello che mi dicono ma mi esprimo in inglese meglio al bar di paese dopo una sbronza solenne che qui.

Dopo aver bevuto come dei bimbi piccoli dalla tetta di mamma e aver speso in una sera quello che ho speso solamente in almeno due o tre dei miei week end più ruggenti, il Bombardiè allontana lo spauracchio del letto entrando in modalità “fancy dancing?” e chiedendo ad ogni ragazza che abbia anche solo le scarpe allacciate:”Hey girl, let's go dancing???”

Maradona gioca con noi: si chiama Fabio Tugnoli

Usando un paragone calcistico, Bomber è come Maradona ai Mondiali dell'86, immarcabile e trascinante. È altresì vero che vive anche momenti da minus habens o da “Basaglia, mortacci tua!” quando, fuori dall'ultimo pub che ha la sfortuna di ospitarci, scaraventa un bicchiere tra la gente nel bel mezzo della via, dileguandosi con un:”Sorry 'bout that!” che lascia diversi m'è d'àvis in sospeso.

Prossimo episodio: viaggio verso Galway e Isole Aran.
Stay tuned...

Non siate cretini...

Volevo complimentarmi con i ragazzi del PD di Maranello, non tanto per la vittoria (ci tengo a ribadire d'aver pronosticato un 56% ed esserne stato sempre certo: non ho sbagliato di tanto) o perché le mie simpatie a livello nazionale siano per il loro Partito, quanto per la campagna elettorale ricca di accadimenti divertenti.
 

È una fortuna non essere sposato, altrimenti con tutte le volte che ho usato la scusa:"Non posso mancare, è un appuntamento importante, devo sostenere Max!", la donna familias Ilenia avrebbe già chiesto il divorzio causa abbandono reiterato del tetto coniugale e si sarebbe pure tenuta i miei quadri. Significativi i commenti di chi ha avuto modo di conoscerla solo di questi tempi, nel corso di questi avvenimenti, dal più blando:"Sei tu che lo tieni a bada?" al lapidario:"Hai tutta la mia solidarietà".
 
A parte gli scherzi, per me questa campagna elettorale è stata occasione -anche se politicamente, elettoralmente e fattivamente l'ho vissuta ai margini- di:
 

















 
- Trascorrere serate stupende con gli amici di una vita, che, come me, hanno giustamente e bellamente mandato all'aria impegni, mogli, amiche, straordinari al lavoro, pranzi coi parenti, semifinali NBA e credo politici (su tutti: Mario, voto 9, questa volta sì) perchè bisognava "sostenere Max", leggasi: "festeggiare qualsiasi cosa fosse festeggiabile".
Se vi state chiedendo se Fonzo sia poi riuscito a trovare il vestito adatto per concludere: no, non lo sappiamo nemmeno noi ma forse domenica, con quella camicia bianca da Project Runway, potrebbe aver colpito nel segno. O forse no.
 
Vai col Benfie!

- Prendere due o tre balle ben assestate di quelle che ho capito Gigliola Cinquetti quando cantava "Non ho l'età", e il giorno dopo vivere in maniera surreale il seguente dialogo con una signora con cui sarebbe stato meglio evitare figure di merda:
"Beh, stai facendo campagna elettorale?"
"Ma no, non proprio…"
"Ieri sera mia figlia ti ha visto mentre giravi in piazza a Maranello con una bottiglia di lambrusco in mano!"
"Impossibile"
"Ha detto che eri con Berta"
"Allora è possibile".
 
- Aver trovato il nome per il gruppo Whatsapp della cumpa:"Ciccio O' Vesuvio", Capitan Lorenzi sa perché.
- Avere avuto l'onore di giocare nella stessa squadra di SB9.
- Il cammello della bionda.
- Aver venduto Buso alla squadra concorrente del PD per sei birre, roba che se Giuda fosse stato qui avrebbe preso foglio e penna per prendere appunti su "come si fa".
 
Democracia Corinthiana Club de Futebol
 
- Riassaporare la primavera a Maranello, e Dio mio, quanto mi manca il mio paesello: l'Anfiteatro, gli Alpini, la Baracchina, Marcuzzo in ogni posto in cui si inauguri qualcosa e si mangi aggratis...
- Sentire qua e là le chiacchiere da bar: casi umani, scappati di casa e disgraziati in genere. Darwin aveva torto: le casistiche in cui l'homo sapiens sta fallendo stanno aumentando.
- Riuscire a portare Luca ad un dibattito politco: I've got it.
- Approfondire amicizie nate tardi, vedere qualche faccia nuova e riabbracciare chi non incontravo da tempo.
 
- La, anzi, LA gag da Amici Miei quando meno te l'aspetti da chi meno te l'aspetti. Parole e musica di Morini Senior, perché dagli amici certe cose puoi/devi aspettartele, ma quando è il padre di uno di loro a fartele, beh, proprio vero l'adagio che sono solito ripetere ultimamente: the devil you know is better than the devil you don't.
- Essere ingrassato un chilo tra gnocco fritto, crescentine e borlenghi cucinati ad ogni happening.
- Infilare in mezzo a tutto questo ambaradan il battesimo del piccolo Biorch, l'incisione di un pezzo con Capitan Futuro Cavani e una reunion con Barbapapà Gavioli.
 
Meglio un Comune commissariato o un sindaco ubriaco? 

- Ritrovare in giro per casa articoli di giornale, locandine, pins, flyers di ogni tipo e non essere mai entrato al Comitato ma, soprattutto, senza aver votato a Maranello. Incredibile ma così è la vita.
- Paolo Baldi sul palco: una foto che è già storia.
 
- Esultare con/per il Bombardiere che, con tutta la pelle che ha lasciato in questa campagna, s'è meritatamente conquistato un posto in consiglio. Bomber, ti vedo bene in politica come vedrei bene Cassano al Salone del Libro ma son troppo contento per te: daje fradè!
- Esultare per la Monni che, santa donna, già deve sopportare il Truce durante l'inverno, figurarsi con la bella stagione quando le nostre strade intercettano la sua. Che poi succede giusto due sera a settimana, ma sono due di troppo, forse.
- Ah già, Max è diventato Sindaco: è bello aver scommesso in tempi non sospetti e trovarsi dei crediti da riscuotere. Scegli solo quale mare, non ci interessa che il futuro sia in Romagna o in Versilia, un ristorante in cui farti pagare il pesce lo troviamo.
 
#vinciamonoi 
 
Beh, tutta questa sbabbelata perché volevo sapere una cosa: quand'è che se ne fa un'altra?!?
Ben fatto, ragazzi. Buon lavoro a tutti!

Non siete stati cretini, avete votato Morini

 
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